Il superstite di Capaci e l’ipocrisia di Stato nella Giornata della legalità

A 24 anni dalla strage che costò la vita a Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e alla scorta, tutto tace su possibili mandanti occulti. Ignorate le parole di Giuseppe Costanza, l’autista del magistrato

Facce di bronzo, ipocriti di Stato. Sporcarano la giornata della legalità, mettendo il loro volto da impresentabili in prima fila, alle celebrazioni per le stragi di Capaci e via d’Amelio. Guardateli bene nelle cerimonie di oggi. Sono politici anzitutto. Molti hanno difeso a spada tratta i collusi nelle aule del Parlamento gli anni scorsi. E sono anche uomini delle istituzioni, funzionari e investigatori. Ascoltate attentamente le parole dell’autista Giuseppe Costanza. Era l’autista di Giovanni Falcone ed è un superstite della strage di Capaci. L’unico sopravvissuto in quella Croma accartocciata sull’autostrada A29. “Potevano uccidere Falcone a Roma, dove camminava senza scorta. L’attentato fu fatto a Palermo per depistare”. Ripensateci, quando vedrete sfilare oggi, in nome della legalità, quelli che in questi anni hanno depistato, ostracizzato il processo sulla trattativa Stato-Mafia, insabbiato le piste sui mandanti a volto coperto. Riflettere sui troppi perché e sulle domande tenute nascoste, tra discorsi solenni e commozioni in grisaglia. Quelle facce sono inconfondibili.

Gianmaria Roberti

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest