Il Pd propone accordo al  M5S ma non vuole Conte premier: “E’ troppo popolare”

Non arrivano dai piddini segnali di radicale discontinuità politica con il passato

Il partito democratico ovvero  Matteo Renzi, Dario Franceschini, Enrico Letta,  Romano Prodi e Walter Veltroni puntano ad un accordo con il Movimento 5 Stella ma non vogliono il professor Giuseppe Conte alla guida del governo. Il professore gode di molta popolarità, ha ricompattato l’elettorato del Movimento 5 Stelle, rappresenterebbe un ostacolo per la strategia, i disegni politici degli esponenti piddini che avrebbero come obiettivo il logoramento e il ridimensionamento elettorale dei pentastellati. I piddini pensano di insediare a Palazzo Chigi l’economista Carlo Cottarelli e non hanno alcuna intenzione di attuare una discontinuità politica con il passato ovvero intendono attuare  programmi governativi “lacrime e sangue”basati sui sacrifici . E le perplessità emergono proprio tra i parlamentari di Liberi e Uguali. Significative, eloquenti le dichiarazioni di Stefano Fassina, deputato di Liberi e Uguali: La “Maggioranza Ursula”, in riferimento alla neo-Presidente della Commissione Europea, proposta da Romano Prodi al Pd e al M5S per continuare l’europeismo liberista ancora dominante aggraverebbe la svalutazione del lavoro, allargherebbe la divaricazione territoriale e consegnerebbe ancor più larghe fasce di popolo alla Lega e a Matteo Salvini. No! Vorrebbe dire non aver imparato nulla dalla devastante esperienza del Governo Monti- sottolinea Fassina –  Per il governo di legislatura, il Pd chiede chiede discontinuità al Movimento 5 Stelle. Ma radicale discontinuità è innanzitutto necessaria al Pd: da europeismo liberista a keynesismo eco-socialista, incardinato su patria e costituzione. Purtroppo, permane continuità. Così gonfia la Lega di Salvini. Serve una maggioranza per il primato della nostra Costituzione sui Trattati Ue. O meglio le elezioni”. Fino ad oggi dai parlamentari piddini al senato e alla Camera non sarebbero arrivati segnali di disponibilità per mettere in discussione le politiche liberiste attuate in passate ma solo interesse ad occupare posti di potere e rafforzarsi,  sostenuto dai “palazzi romani” e dalla rete di apparati burocratici-amministrativi.  E poi emergono differenze  politiche sostanziali dal Movimento 5 Stelle. Il partito democratico, solo per fare alcuni esempi,  è contrario alla revoca delle concessioni a Benetton, all’introduzione del salario minimo, al reddito di cittadinanza. Il Pd è disposto ad una seria riflessione sulle politiche economiche e sociali attuate negli ultimi 20 anni,  mettere in discussione l’europeismo liberista e a riconoscere che il leader, il premier più apprezzato in Italia e all’estero si chiama Giuseppe Conte?

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