Una vittoria dei diritti
Il militante anarchico Alfredo Cospito ha comunicato la sua intenzione di interrompere lo sciopero della fame in un documento inviato all’amministrazione carceraria e poi trasmesso al Tribunale di Sorveglianza di Milano. La comunicazione arriva il giorno dopo la decisione della Consulta che ha dichiarato incostituzionale non riconoscere le attenuanti per l’attentato di Fossano, aprendo così la possibilità a uno sconto di pena. L’anarchico aveva cominciato il digiuno lo scorso 20 ottobre come atto di protesta contro il regime del 41 bis.
“Grazie alla protesta di Cospito, alle mobilitazioni del variegato mondo dell’attivismo politico extraparlamentare, al movimento anarchico, agli intellettuali schieratisi a sostegno delle ragioni della protesta, al mondo dei media che ha permesso la veicolazione di questi scomodi argomenti nelle case delle persone, milioni di soggetti, tra cui soprattutto le nuove generazioni, hanno compreso l’incompatibilità del 41 bis con i principi di umanita’ della pena e quindi con la Costituzione nata dalla lotta antifascista. Grazie alla vicenda Cospito, il 41 bis è sempre meno tollerato da una opinione pubblica che in questi mesi e’ stata chiamata ad un ruolo attivo che superasse e bandisse l’indifferenza nei confronti dell’altro”. Lo comunica l’avvocato Flavio Rossi Albertini in una nota.
“A questo risultato immediato se ne deve perà aggiungere un altro ossia la dichiarazione di ricevibilita’ e conseguente registrazione del ricorso proposto dall’avv. Antonella Mascia di Strasburgo e dallo scrivente alla Corte europea dei diritti dell’uomo, avente proprio ad oggetto il regime penitenziario differenziato previsto dall’articolo 41-bis O.P. Il ricorso, nel quale sono state lamentate gravi violazioni della Convenzione EDU, verra’ valutato nel merito nel termine di due o tre anni (tali sono i tempi di una pronuncia) e potrebbe rappresentare il grimaldello giuridico che bandira’ lo strumento inumano del 41 bis, cosi’ come avvenuto nel caso dell’ergastolo ostativo“, prosegue Rossi Albertini.
“Da ultimo, ma non per minore importanza, l’oggettiva vittoria conseguita ieri con la decisione di ieri, 18 aprile 2023, della Corte Costituzionale che, da quanto si apprende dal comunicato diffuso, non ha soltanto deciso sulle sorti del detenuto anarchico, ma ha compiuto una dichiarazione di incostituzionalita’ del divieto di prevalenza di tutte le attenuanti, nei confronti della recidiva reiterata, per tutti i reati la cui pena edittale sia fissa e contempli il solo ergastolo” – aggiunge Albertini
“La lotta intrapresa da Alfredo Cospito può dirsi abbia raggiunto gli obiettivi prefissati.
I tempi di attesa della decisione della Cedu, a differenza di quelli molto più contenuti della Consulta, non sono infatti compatibili con lo sciopero della fame mentre la decisione di Strasburgo merita di essere attesa. Quindi Alfredo Cospito, trascorsi 180 giorni di digiuno e dopo aver esposto a rischio la propria vita, essere dimagrito 50 chilogrammi e aver ormai irrimediabilmente compromesso la propria funziona deambulatoria dovuta allo scadimento irreversibile del sistema nervoso periferico, il 19 aprile 2023 ha deciso di porre fine allo sciopero della fame. Cio’ facendo, il medesimo, ringrazia tutti e tutte coloro che hanno reso possibile questa tenace quanto inusuale forma di protesta” – sottolinea l’avvocato Flavio Rossi Albertini – Dal 20 ottobre sono ormai trascorsi 181 giorni nei quali Cospito, attraverso il suo corpo sempre più magro e provato, ha svelato cosa significhi in concreto il regime detentivo speciale: illogiche privazioni imposte ai detenuti, aspre limitazioni prive di una legittima finalità, deprivazione sensoriale, un ambiente orwelliano in cui si è costantemente osservati e ascoltati da telecamere e microfoni. Ed ancora, impossibilita’ di leggere, studiare ed evolvere culturalmente e di ricevere libri e riviste dall’esterno anche quando inviati da case editrici, detenuti anziani ai quali viene impedito per decenni di abbracciare, anche solo toccare la mano, di figli, coniugi, fratelli“, conclude Rossi Albertini
