Gino Strada: “investire nella sanità pubblica, basta con le Regioni e i privati”

Nel decennio 2010-2019, tra tagli e definanziamenti al Sistema sanitario nazionale, sono mancati circa 37 miliardi

La lezione della pandemia, la sanità  è pubblica, basta con le Regioni‘. Questo il titolo di un intervento di Gino Strada su La Stampa dove parla anche di “tagli sconsiderati, soldi ai privati” e di “diritto alle cure mediche non negoziabile”. “E’ ormai evidente che la pandemia ha disvelato le gravi fratture in cui abbiamo vissuto negli ultimi anni, ignorandole – scrive Strada – l’ambiente, il sistema economico, la sanità  dovrebbero essere argomento di dibattito quotidiano. La sanità è un compito essenziale dello Stato perchè lo Stato deve assicurare a ogni cittadino il diritto a essere curato. Al contrario, la pandemia ha messo in evidenza l’estrema fragilità  del nostro sistema sanitario. Siamo stati travolti, come la quasi totalità degli altri Paesi, da un’emergenza incontestabile. Molte delle nostre difficoltà  si devono a questo, ma non possiamo ignorare che si tratta perlopiù di problemi strutturali, non emergenziali”.

Nel decennio 2010-2019, tra tagli e definanziamenti al Sistema sanitario nazionale, sono mancati circa 37 miliardi, con un investimento che non recupera neanche l’inflazione – osserva – oggi spendiamo in sanità  circa 120 miliardi ogni anno, l’8,7% del Pil rispetto alla media europea del 9,9%. Gli ospedali sono stati trasformati in aziende e i mantra degli ultimi anni sono stati il ‘contenimento della spesa ed efficientamento dell’esistente’, i piani di rientro e il pareggio di bilancio“.

Ma “di quale sanità  hanno bisogno i cittadini? La risposta è semplice: una sanità  pubblica, unica e non regionale, gratuita e di alta qualità. Quanto deve spendere lo Stato per realizzarla? Quanto serve: non un euro in più, non un euro in meno. Non sono un ingenuo, so cosa significa misurare le risorse disponibili sui progetti da realizzare. Ma le risorse ci sarebbero, e in abbondanza: basterebbe eliminare i fondi destinati al privato dal budget della sanità pubblica”

Ogni anno se ne vanno in convenzioni con ospedali e varie strutture private circa 25 miliardi, pari al 20,3% della spesa sanitaria complessiva. Recuperare al pubblico quel fiume di denaro significherebbe avere a disposizione, all’incirca, un Mes ogni anno da investire nella sanità  per rinforzare il nostro Sistema sanitario nazionale. Essere curati è un diritto universale e un bene comune, ed è conveniente per la società  che venga tutelato nell’interesse di tutti. Invece, pur con differenze regionali, una quota sempre maggiore del budget sanitario va in convenzioni e accordi con il privato innescando una spirale pericolosa”. “Solo 9 miliardi dei 209 del Recovery Fund verranno usati per investimenti nel settore sanitario. Poco più del 4% per un settore fondamentale per la vita di tutti noi – conclude – se neanche una pandemia epocale – con quasi 70 mila morti in Italia – riesce a farci riorganizzare le nostre priorità , stiamo perdendo l’ultima occasione per riformare le basi della società  in cui vogliamo vivere

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest