Giallo Imane Fadil, la procura bacchetta i giornali: “Metalli nel sangue per nulla bassi”

Il sospetto omicidio della testimone chiave del processo Ruby: dalle analisi emerge la presenza di 4 metalli pesanti, in quantità molto superiori alla norma, anche 100 volte. L’autopsia eseguita tra giovedì e venerdì prossimi

Sono 4 i metalli pesanti (cadmio, cromo, antimonio e molibdeno) presenti nel sangue e nelle urine di Imane Fadil, l’ex modella e testimone chiave del processo Ruby ter, deceduta 3 giorni fa. Metalli rilevati “in quantità molto superiori alla norma”, anche cento volte oltre il limite, specificano i magistrati impegnati nell’inchiesta per omicidio volontario. E il procuratore capo di Milano, Francesco Greco, bacchetta i media. “Dagli esami del sangue – afferma – sono emerse tracce di sostanze particolari. Vorrei smentire la chiacchiera che è uscita sui giornali dice che i metalli nel sangue della ragazza siano piuttosto bassi. Anche questo non è vero perché l’antimonio nel suo sangue, già lavato da diverse trasfusioni, ha dato il risultato di 3 e invece il range della tollerabilità è fino allo 0,2 e 0,22. Anche il cadmio urinario è stato rilevato al livello di 7, mentre la normalità è fino allo 0,3″. La pm Tiziana Siciliano aggiunge che anche “il cromo, a 2.6″ è “pesantemente positivo”. La presenza di sostanze radioattive, al momento, è solo un’ipotesi e non si può escludere neanche una malattia rara.  Prima di pronunciarsi definitivamente, Greco vuole aspettare “l’esito degli esami autoptici”. L’autopsia verrà effettuata probabilmente tra giovedì e venerdì. Intanto, si chiarisce il quadro sulla clinica Humanitas di Rozzano, dove Imane Fadil era ricoverata. Se dal 12 febbraio, per la prima volta, la giovane aveva rivelato il timore di essere stata avvelenata, risale a dopo la morte ogni comunicazione dei sanitari ai pm o alla polizia giudiziaria. Circostanza confermata anche dal direttore sanitario della struttura, Michele Lagioia, sentito oggi.

 

 

 

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