Berlino al centro della mobilitazione contro il riarmo. I giovani chiedono più investimenti in istruzione, sanità, lavoro e politiche sociali
Non è più una protesta isolata, né un malessere confinato entro i confini di un singolo Paese. È una generazione che si sta facendo sentire in tutta Europa, da nord a sud, mettendo in discussione le priorità politiche ed economiche dei governi. Dopo le mobilitazioni in Francia, Italia, Spagna, Danimarca, Grecia e Albania, anche la Germania è stata attraversata dalla protesta della Generazione Z. Oltre 180mila persone sono scese in piazza in una trentina di città per chiedere investimenti nell’istruzione, nella sanità, nel lavoro e nel futuro, anziché una crescita incontrollata delle spese militari.
A promuovere la mobilitazione è stato «GenZ regelt!», movimento giovanile apartitico che contesta i tagli alla spesa pubblica e l’introduzione della leva militare obbligatoria. Un messaggio che ha trovato nelle strade tedesche una partecipazione significativa, soprattutto tra studenti e giovanissimi.
A Berlino migliaia di manifestanti si sono ritrovati davanti alla Porta di Brandeburgo, per poi proseguire verso Rosenthaler Platz. Musica, slogan, bandiere e cartelli contro il cancelliere Friedrich Merz hanno accompagnato una giornata di mobilitazione nella quale sono emerse richieste precise: scuole meglio attrezzate, maggiori risorse per la formazione, tutela dell’ambiente e possibilità concrete di costruirsi una vita dignitosa. Presenti anche bandiere arcobaleno, palestinesi e della Linke.
La protesta nasce da una contraddizione che attraversa il dibattito pubblico europeo: mentre i governi annunciano nuovi stanziamenti per la difesa e il riarmo, milioni di giovani si confrontano con precarietà, disuguaglianze, difficoltà nell’accesso alla casa, servizi pubblici insufficienti e incertezza lavorativa. La domanda che arriva dalle piazze è semplice: quali risorse vengono destinate al futuro delle persone?
In alcune città tedesche, tra cui Francoforte, Colonia e Amburgo, si sono verificati scontri con le forze dell’ordine. Ad Amburgo sono state incendiate barricate e si sono registrati assalti e saccheggi di negozi. Episodi che vanno distinti dalle ragioni della mobilitazione e che non possono rappresentare l’intera protesta.
Dalla Germania alla Francia, dall’Italia alla Spagna, dalla Danimarca alla Grecia, fino all’Albania, emerge un disagio generazionale che merita attenzione. Le mobilitazioni hanno caratteristiche e rivendicazioni differenti, ma pongono al centro il diritto dei giovani a partecipare alle decisioni che riguardano la loro esistenza.
Non è una richiesta di privilegi. È la rivendicazione di diritti, opportunità, istruzione, lavoro, sanità e giustizia sociale. La Generazione Z non vuole essere spettatrice del proprio domani. Vuole una scuola che funzioni, un lavoro dignitoso, un pianeta vivibile e una società nella quale la pace, i diritti e il benessere delle persone siano priorità concrete.
Alessandro Manna
