Tra i sospetti una sommozzatrice d’élite, un ex agente segreto e un soldato addestrato in Germania
Un’indagine condotta da quasi tre anni dalle autorità tedesche ha fatto emergere elementi inquietanti riguardo all’attacco ai gasdotti Nord Stream, avvenuto nel settembre 2022 nel Mar Baltico. Secondo quanto riportato dalla Sueddeutsche Zeitung e dal primo canale televisivo pubblico ARD, dietro l’esplosione dei condotti ci sarebbe un’operazione altamente organizzata riconducibile a un gruppo ucraino composto da sette individui, alcuni con formazione militare e legami con servizi di intelligence.
Tra i sospettati figurano una delle migliori sommozzatrici dell’Ucraina, un ex agente dei servizi segreti, un militare addestrato dall’esercito tedesco, un esperto subacqueo e un marinaio d’altura. Un profilo operativo che esclude qualsiasi improvvisazione o dilettantismo, ma che conferma al contrario la natura professionale e premeditata dell’azione. Cinque dei sospettati sono attualmente latitanti, ma su di loro pende un mandato di cattura europeo. Un sesto membro, Serhij K., 49 anni, è stato recentemente arrestato a Rimini: si trova ora detenuto in Italia, dove ha negato ogni accusa. Il settimo uomo, Vsevolod K., sarebbe invece deceduto in combattimento contro le forze russe, secondo quanto riferito dalla polizia ucraina.
I sette farebbero parte dell’equipaggio della barca a vela Andromeda, un’imbarcazione da diporto – un Bavaria Cruiser 50 – salpata il 7 settembre 2022 nei pressi dell’isola danese di Bornholm, punto vicino al tratto sottomarino colpito dalle esplosioni. Fin dall’inizio, gli inquirenti avevano ritenuto poco plausibile che un’azione tanto precisa, complessa e rischiosa potesse essere portata a termine da semplici dilettanti.
Uno scandalo internazionale in incubazione
La questione assume ora contorni politici delicatissimi. Secondo la Sueddeutsche Zeitung, la Cancelleria tedesca starebbe cercando di tracciare una linea netta tra le indagini giudiziarie affidate alla Procura federale e il sostegno politico e militare alla resistenza ucraina contro l’invasione russa. Tuttavia, il caso potrebbe trasformarsi in uno scandalo diplomatico. La domanda che circola con crescente insistenza nei palazzi del potere a Berlino è semplice ma sconcertante: “Cittadini di un Paese che la Germania ha sostenuto e continua a sostenere con forza, potrebbero aver colpito deliberatamente infrastrutture energetiche europee in un atto di sabotaggio?”
Un attacco all’Europa stessa
L’eventuale conferma del coinvolgimento del gruppo ucraino costituirebbe non solo una grave violazione del diritto internazionale, ma un vero atto ostile verso infrastrutture critiche dell’Unione Europea. I gasdotti Nord Stream rappresentano infatti non soltanto un canale energetico vitale, ma anche un simbolo della rete infrastrutturale comune del continente. L’ipotesi che soggetti legati a un Paese alleato abbiano deliberatamente colpito questa rete pone interrogativi profondi sulla sicurezza europea, sulla fiducia reciproca tra Stati partner e sul futuro degli equilibri geopolitici.
Nel frattempo, la comunità internazionale attende risposte chiare. L’Europa non può permettersi di ignorare o minimizzare un atto di sabotaggio di tale portata. Se confermato, si tratterebbe di uno dei più gravi attacchi contro infrastrutture civili in tempi di pace avvenuti sul suolo europeo.
Alma
