Fallimento ecoballe in Campania, allarme del Consiglio d’Europa

L’organizzazione internazionale preoccupata perché è rimossa solo una minima parte dei rifiuti accatastati da 20 anni nella Terra dei fuochi. Entro il 16 dicembre l’Italia deve fornire informazioni sul sistema di smaltimento. Il M5S contro le promesse della coppia Renzi-De Luca: “In fumo decine di milioni, buona parte sottratti alle bonifiche”. L’assessore all’ambiente Bonavitacola: “L’Ue conosce i nostri progressi, nei prossimi giorni il quadro aggiornato”

Flop ecoballe in Campania, allarme del Consiglio d’Europa, organizzazione da cui promana la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. Entro il prossimo 16 dicembre l’Italia deve fornire informazioni dettagliate sul sistema di smaltimento dei rifiuti. E deve documentare capacità degli impianti e strategie a lungo termine, per garantirne l’efficienza, oltre ai meccanismi di monitoraggio. In ultimo, le autorità devono assicurare la possibilità, per i cittadini, di fare ricorso contro la cattiva gestione del sistema. Un quadro troppo ambizioso, per un paese incapace di rimuovere 5 milioni di ecoballe, stoccate da quasi 20 anni nella Terra dei fuochi. Un flop scandito da promesse mirabolanti, e centinaia di milioni posti sul tavolo, negli accordi tra governo e Regione. Un fallimento che stride con le passerelle dell’ex premier Renzi e del governatore De Luca, pronti a promettere la soluzione della vergogna ecoballe. Invece, ad oggi risulta rimosso appena il 5,6%, della montagna di scarti accatastati tra le province di Napoli e Caserta. Un Moloch su cui piovono le multe milionarie dell’Unione Europea. Nel 2018, la rata di 43,8 milioni è la più alta tra le sanzioni all’Italia, nel novero delle procedure d’infrazione. In una valutazione del comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, l’organo esecutivo si dice “preoccupato” perché solo “una minima parte delle ecoballe accumulate prima del 2009” in Campania sono rimosse. Quindi “sollecita le autorità italiane ad attuare senza ulteriori ritardi il piano per rimuovere questo tipo di rifiuti”. Il Consiglio d’Europa traccia un bilancio delle azioni messe in campo, dopo la condanna all’Italia del 2012. Allora, la Cedu aveva multato l’Italia per aver violato i diritti degli abitanti di Somma Vesuviana, costretti a vivere tra cumuli di immondizia, durante l’emergenza rifiuti in Campania. Ma ancora oggi non sembrano attuate tutte le prescrizioni della sentenza. “Il 22 giugno 2015 il presidente della Regione Campania De Luca – attacca Alessandro Amitrano, deputato del M5S – annunciò in pompa magna che avrebbe liberato la Campania dalle ecoballe in 2 o 3 anni. Oggi, a quattro anni di distanza, numeri desolanti certificano un fallimento drammatico”. I consiglieri regionali pentastellati Maria Muscarà e Vincenzo Viglione denunciano: “In fumo decine di milioni, buona parte dei quali sottratti a interventi per le bonifiche e l’ottimizzazione del ciclo dei rifiuti”. E il presidente della Commissione regionale Terra dei Fuochi, Gianpiero Zinzi, si augura “di non certificare un altro flop quando a settembre il termovalorizzatore di Acerra si fermerà per lavori di manutenzione, attendiamo ancora di conoscere dove De Luca pensa di ‘parcheggiare’ le nuove ecoballe”. Alle bordate replica l’assessore regionale all’ambiente, Fulvio Bonavitacola, per il quale il Consiglio d’Europa è “un organismo burocratico” estraneo all’Ue e “senza alcuna conoscenza aggiornata dei fatti”. “I nostri grandi progressi – aggiunge Bonavitacola – sono ben conosciuti dall’Unione Europea grazie ai numerosi incontri e report condivisi. Nei prossimi giorni daremo un quadro aggiornato”. E l’attesa si fa spasmodica.

Gianmaria Roberti

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