I familiari di Samuel Tafciu e delle gemelle Esposito contestano la condanna: “17 anni non sono giustizia
Davanti al Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli il dolore si è trasformato in protesta. I familiari di Samuel Tafciu, il ragazzo di 18 anni morto nell’esplosione di una fabbrica abusiva di fuochi d’artificio a Ercolano, sono tornati a chiedere giustizia insieme ai parenti di Sara e Aurora Esposito, le gemelle di 26 anni che hanno perso la vita nella stessa tragedia.
Kadri Tafciu, padre di Samuel, ha parlato con la voce spezzata ma ferma. Ha spiegato che la contestazione nasce dal dissenso per la pena inflitta agli imputati, giudicata insufficiente rispetto alla gravità di quanto accaduto. «La legge in Italia è questa e non possiamo cambiarla – ha detto – ma non mi arrenderò». Poi l’appello rivolto ai giovani: non accettare lavori in nero, non mettere a rischio la propria vita come hanno fatto suo figlio e le due sorelle Esposito.
Secondo il racconto del padre, Samuel aveva iniziato a lavorare da pochi giorni in quella fabbrica, per una paga di 50 euro al giorno. Una scelta dettata dalla necessità di mantenere la figlia, una bambina di appena sei mesi. «Se avessi saputo dove stava andando a lavorare, non glielo avrei mai permesso», ha aggiunto Kadri, ribadendo che per lui una condanna di 17 anni equivale a una seconda morte: «Dopo dieci anni loro torneranno liberi, mio figlio invece non tornerà mai».
All’esterno del tribunale sono comparsi striscioni e fotografie: i volti sorridenti dei tre ragazzi, parole di accusa contro una sentenza ritenuta ingiusta, messaggi che ricordano come le vittime fossero state chiuse a chiave in un luogo trasformato in una trappola mortale, senza alcuna via di fuga.
Accanto alla famiglia Tafciu c’era anche Rosita Giorgetti, compagna di Samuel e madre della loro bambina, oggi di un anno e mezzo. «La legge non è uguale per tutti – ha detto – tre giovani non possono valere solo 17 anni di carcere». Rosita ha raccontato la rabbia e lo sconforto di chi si trova a dover spiegare a una figlia che il padre non tornerà più. «Erano legatissimi, Samuel era sempre presente per noi. Crescerà senza di lui».
La ragazza ha ricordato come Samuel avesse accettato quel lavoro pensando di fare la cosa giusta per la sua famiglia, senza immaginare il pericolo. «Aveva tutta la vita davanti. Per pochi euro i suoi sogni sono stati cancellati», ha detto, sottolineando che non era formato per lavorare con materiali esplosivi e che probabilmente si è trovato costretto ad accettare.
Alla manifestazione ha preso parte anche il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli. Il parlamentare ha parlato di “fine pena mai” per i familiari delle vittime, ricordando che oltre ai genitori colpiti dal lutto ci sono bambini molto piccoli che non conosceranno mai uno dei due genitori. Borrelli ha lanciato un monito contro il mercato illegale dei fuochi d’artificio: «Chi li compra dovrebbe sapere che spesso sono il frutto di sfruttamento e sangue».
La settimana scorsa si è chiuso il primo grado del processo: i due presunti datori di lavoro sono stati condannati a 17 anni e sei mesi di reclusione, mentre per il fornitore della polvere da sparo la pena è stata di quattro anni. Una sentenza che, per le famiglie di Samuel, Sara e Aurora, non riesce a colmare l’assenza né a restituire un futuro spezzato troppo presto.
Ciro Crescentini
