Decreto dignità, Luigi di Maio: “la stabilità del posto di lavoro sta tornando di moda”

 

Si punta a chiudere l’esame in prima lettura giovedì 2 agosto per poi inviare il testo al Senato che dovrebbe licenziarlo entro il 10 agosto.

Decreto dignità. Tra le principali modifiche apportate, l’esclusione di colf e badanti dall’ aumento dei contributi ad ogni rinnovo di contratto a termine, l’introduzione di un periodo transitorio (fino al 31 ottobre) nel quale si potranno applicare le vecchie regole ai contratti a tempo determinato, sgravi fiscali per l’assunzione di under 35 fino al 2020, l’abolizione del limite massimo di 36 mesi per i precari della scuola e il ritorno dei voucher.

Sulla questione è intervenuto oggi il Vice premier e ministro del lavoro Luigi di Maio: Io sto vedendo un’attacco contro il decreto – ha sottolineato Di Maio – da quelle persone che dovrebbero sostenere quelle misure, la sinistra italiana e i sindacati. Confindustria è coerente quando ci attacca perché “difende gli interessi delle imprese, quello che non capisco sono i sindacati”. 

“Quando questo decreto sarà definitivamente approvato, e se sarà definitivamente approvato lo deciderà il Parlamento, potremo dire che e’ il popolo che riesce a esercitare la sua sovranita’ come stabilisce la Costituzione. Oggi posiamo la prima pietra di una nuova Italia che mette al centro il cittadino e i suoi diritti – ha sottolineato Di Maio –  E questo è solo l’inizio”.  “Questo decreto – ha spiegato Di Maio – nasce solo ed esclusivamente per realizzare quanto promesso in campagna elettorale e quindi cio’ di cui secondo noi hanno bisogno gli italiani, nè più nè meno. E questa per me è politica con la P maiuscola, quella che aspettavamo da tempo e che secondo noi non si faceva perchè, anzichè gli interessi comuni dei cittadini se ne tutelavano altri. Ma questa prassi è finita”, ha scandito Di Maio. E’ ottimista il vicepremier e ministro del lavoro: “Io credo che questa settimana riusciamo a votarlo senza fiducia”.

Significativo il commento di Andrea Caso, parlamentare del Movimento 5 Stelle. “Da giorni il Pd (o quello che ne resta) scredita il Decreto Dignità, sostenendo che aumenterà la percentuale di contratti precari a disposizione di una singola impresa sul totale dei suoi dipendenti – sottolinea Andrea Caso – E’ tutto falso.  Prima del decreto su 100 lavoratori l’impresa poteva assumerne 20 con contratti a termine, ma quanti ne voleva con contratti in somministrazione generando precari – puntualizza Caso –  Non c’erano limiti al cosiddetto lavoro interinale. Noi manteniamo il limite dei 20 contratti a termine e interveniamo con un emendamento di maggioranza per limitare anche il numero dei contratti in somministrazione, i quali non potranno superare il 30% del totale, e la gran parte delle volte saranno ancora inferiori, dato che una parte di quel 30% sarà già occupato dai contratti a termine – sottolinea ancora Caso –  Ad esempio, se il 10 per cento fosse occupato dai contratti a termine quelli interinali non potrebbero superare il 20%. Questo significa che vengono incentivati i contratti a tempo indeterminato, i quali dovranno essere obbligatoriamente almeno il 70 per cento per ogni azienda. Il miglioramento quindi è enorme: si passa da una situazione in cui un’azienda poteva assumere tutti i lavoratori con contratti precari ad una in cui il contratto stabile sarà quello maggiormente utilizzato. Basta falsità sul nostro decreto e citando Luigi Di Maio: La stabilità del posto di lavoro sta tornando di moda”

 

 

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