Secondo la simulazione, oltre 360mila elettori dell’area di governo cambierebbero orientamento, mentre altri 450mila sarebbero incerti
Il voto definitivo sul ddl caccia potrebbe avere un costo politico per il centrodestra. Secondo una simulazione realizzata da Ipsos Doxa per la Fondazione Capellino, l’approvazione della riforma porterebbe a una perdita potenziale di circa 560mila elettori dell’area di governo, mentre il mancato via libera al provvedimento produrrebbe, nello scenario analizzato, un saldo positivo di quasi 90mila voti.
La ricerca fotografa un elettorato di centrodestra tutt’altro che compatto sul tema della caccia. E proprio su questo punto si concentra il dato più significativo dell’indagine: nel caso di un’approvazione definitiva della riforma, il 21% degli intervistati appartenenti all’area di governo si dichiarerebbe soddisfatto, mentre il 38% sarebbe deluso. Se invece il ddl non venisse approvato, la quota dei soddisfatti salirebbe al 42%, mentre quella dei delusi scenderebbe al 18%.
La differenza emerge anche guardando a indecisi e astenuti. Alla domanda riferita alla coalizione di centrodestra, in caso di approvazione della riforma soltanto il 9% si dichiarerebbe soddisfatto, mentre il 43% sarebbe deluso. Tra questi, il 14% si definirebbe «un po’ deluso» e il 29% «molto deluso», fino a prendere in considerazione la possibilità di votare una coalizione contraria alla riforma. Nel caso di mancata approvazione, invece, il 37% sarebbe soddisfatto e il 13% deluso.
La simulazione prova inoltre a quantificare il possibile effetto sulle scelte elettorali. Più di 360mila elettori di centrodestra affermano che, qualora il provvedimento venisse approvato, non voterebbero più il partito di riferimento: una parte si asterrebbe, un’altra sceglierebbe la scheda bianca o nulla, mentre altri potrebbero orientarsi verso un partito contrario alla riforma. A questi si aggiungono circa 450mila elettori che dichiarano di essere incerti e potrebbero assumere una delle stesse decisioni.
La stima della perdita di consenso viene poi articolata per singolo partito. Per Fratelli d’Italia il dato indicato è di −141.940 voti; per Forza Italia e Noi Moderati di −126.300; per Futuro nazionale di −101.360; per la Lega di −42.270. Tra gli indecisi e gli astenuti la simulazione indica invece una variazione di −148.300 voti.
Il quadro restituito dall’indagine non coincide però con una contrapposizione netta tra favorevoli e contrari alla caccia. Ipsos Doxa individua cinque diversi orientamenti all’interno dell’elettorato: l’11% si dichiara favorevole alla caccia, il 30% assume una posizione pragmatica e considera l’attività venatoria uno strumento per gestire le specie selvatiche invasive, il 39% chiede una maggiore tutela della fauna attraverso regole adeguate, il 14% considera il tema poco importante e il 6% è totalmente contrario.
La quota dei favorevoli raggiunge il 14% tra gli elettori di Futuro nazionale, il 9% tra quelli della Lega. Si tratta, sottolinea la ricerca, di posizioni differenti rispetto al più generale tema della tutela ambientale: il 75% degli elettori di centrodestra ritiene infatti importante la tutela dell’ambiente e della biodiversità e pensa che sia necessario fare di più.
“Il dato che ci ha colpito di più non è solo quanti voti si potrebbero perdere, ma dove”, afferma Pier Giovanni Capellino, cofondatore e Presidente di Fondazione Capellino, “il centrodestra rischierebbe di allontanare una parte dei propri elettori e, insieme, una parte di quegli indecisi che potrebbe invece convincere. È una simulazione, non una previsione, e va letta come tale. Ma suggerisce che sulla fauna selvatica il Paese sia più attento di quanto si tenda a pensare. La biodiversità non ha colore politico: appartiene a tutti”.
Il sondaggio arriva mentre Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia puntano a portare in Aula a novembre la riforma della legge 157/92. I numeri dell’indagine, va sottolineato, rappresentano una simulazione delle possibili reazioni degli elettori e non una previsione dell’esito di future elezioni.
Ciro Crescentini

