Assistenza domiciliare, in ritardo le unità speciali anti Coronavirus

 Dovrebbero essere 1200 su tutto il territorio italiano, con circa 2500 medici

Gli ospedali e i pronto soccorso in affanno e le Usca(Unità speciali di continuità assistenziale) non decollano. Squadre composte da dottori già in servizio, specializzandi in Medicina generale o, in via residuale, da laureati abilitati e iscritti all’Ordine. Squadre costituite per alleggerire la pressione sugli ospedali. Ma a 8 mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria e con la seconda ondata alle porte, le Usca rimangono sostanzialmente sulla carta. Previste 1.200 squadre in tutta Italia, con circa 2500 medici e  le Regioni in regola sono poche. Il decreto legge del governo che ha istituito le Usca risale al 9 marzo scorso, proprio il giorno in cui in Italia cominciava il lockdown. Nel provvedimento si chiedeva alle Regioni una Usca ogni 50 mila abitanti  per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da Covid-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero. Nel decreto si specificava pure l’orario di lavoro – sette giorni su sette, dalle ore 8 alle ore 20  e un compenso non da poco: 40 euro lordi l’ora. In realtà per settimane tutto è rimasto carta straccia.

Come funzionano le Usca – Per evitare che i pazienti sospetti di Covid-19 si rechino nei Pronto soccorso, il medico di medicina Generale o il pediatra, dopo aver svolto attività di triage, attiva il medico dell’Usca fornendo nominativo e recapiti. Il medico dell’Usca prima di effettuare l’intervento, contatta telefonicamente il paziente da visitare per verificarne le condizioni di salute e programmare l’intervento. Spetterà al medico dell’Usca decidere, in base alle informazioni e richieste ricevute, quali priorità assegnare all’attività.

Importante ruolo di Medicina territoriale –  Le Usca potrebbero svolgere un ruolo territoriale connettivo importantissimo, soprattutto per il  compito di visitare e curare il paziente a casa.  I malati hanno bisogno di cure e non solo di tamponi. Manca L’anello cruciale di chi ascolta il malato, ne raccoglie il racconto, osserva i sintomi, lo visita, gli dà i farmaci, dispone un prelievo o un esame radiografico. Sarebbe utile avere un riferimento specialistico ospedaliero con cui consultarsi, ovvero percorsi facilitati e prestabiliti in un ospedale di riferimento in cui effettuare prelievi, una Tac, una radiografia così da disporre ricoveri solo se necessario.

CiCre

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