Covid, boom di licenziamenti disciplinari

Le imprese, consigliate dai consulenti del lavoro e dalle loro associazioni di categoria, hanno trovato un escamotage al blocco imposto per legge. E aumentano le vessazioni e violenze sui posti di lavoro per costringere i lavoratori a dimettersi.

Le imprese licenziano nonostante i decreti  legge varati dal governo a marzo e agosto scorsi che prevedono il blocco degli esuberi fino al prossimo 31 dicembre. Le imprese, consigliate dai consulenti del lavoro e dalle loro associazioni di categoria, hanno trovato un escamotage al blocco imposto per legge. “Sono centinaia i licenziamenti per il superamento del comporto della malattia, per mancato superamento della prova o le contestazioni disciplinari dove il pretesto dell’infrazione, anche non grave, è diventato motivo di licenziamento – afferma l’avvocata Giuliana Quattromini, giuslavorista napoletana, riferimento di molti lavoratori e lavoratrici – stessa cosa possiamo dire per i contratti a termine la cui cessazione è avvenuta prima della scadenza naturale del contratto, senza motivazione, soprattutto nei settori più colpiti come il settore ristorazione, dove spesso i lavoratori si sono trovati senza stipendio e senza cassa integrazione”.

l’avvocata Giuliana Quattromini

Infatti, nelle azienda si  stanno verificando una serie di effetti anomali come nel caso di strani tipi di licenziamento o delle cosiddette “dimissioni indotte”. Molti lavoratori e lavoratrici sono vittime di un sistema di  violenze psicologiche, atti vessatori, azioni mobbizzanti. Un terrorismo psicologico che li costringe a lasciare, mollare. Atti di violenza che si compiono nell’indifferenza degli organismi di controllo e di vigilanza e del governo nazionale.

Gli industriali vogliono le mani libere per licenziare – Intanto, il presidente della Confindustria, Carlo Bonomi rivendica un mercato del lavoro più libero e leggero in cui i licenziamenti vengano resi più semplici, facilmente percorribili, estendendo i meccanismi introdotti dalla legge Fornero del 2012, con cui il reintegro sul posto è stato sostituito da compensazioni economiche. Nel testo si legge “Si propone di generalizzare la cosiddetta procedura Fornero applicandola anche ai rapporti sorti sotto il regime del contratto a tutele crescenti, superando l’istituto dell’“offerta conciliativa”. In concreto si propone di far sì che ogniqualvolta il datore di lavoro si veda costretto a recedere dal rapporto per giustificato motivo oggettivo possa attivare una procedura di confronto, non solo davanti agli Ispettorati del lavoro ma anche avanti alle Commissioni di conciliazione costituite dalle associazioni datoriali e dalle organizzazioni sindacali. Sempre meno giudice del lavoro insomma, e pratica da gestire semplicemente con i sindacati consociativi. Anni fa Elsa Fornero raccontò in un’intervista delle pressioni ricevute da ambienti confindustriali per rendere ancora più semplici e rapidi i licenziamenti.  

CiCre

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