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Coronavirus, intervista al virologo argentino Pablo Goldschmidt: “Il panico è ingiustificato”

Redazione by Redazione
23 Marzo 2020
in Attualità, Notizie correlate
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Per lo specialista in malattie infettive il panico che si sta generando intorno alla forma di coronavirus identificato in Cina (COVID-19) è tanto ingiustificato quanto quello creato nel 2003 con la sindrome respiratoria acuta grave (SARS) e nel 2009 con il virus dell’influenza A (H1N1).

 “Le opinioni mal documentate espresse dagli esperti internazionali e diffuse dai mezzi di comunicazione e dai social riproducono il panico ingiustificato già vissuto in passato. Il coronavirus identificato in Cina nel 2019 provoca né più né meno raffreddori o febbri non molto differenti, fino ad oggi, dagli quelli e quelle a noi già noti”, afferma il professor Pablo Goldschmidt, biochimico, farmaceutico e psicologo laureato alla Università di Buenos Aires (UBA), volontario dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), ex praticien hospitalier dell’ospedale pubblico di Parigi e autore del libro La gente e i microbi, Esseri invisibili con i quali conviviamo e ci ammaliamo (2019).

  Lo specialista argentino vive da quasi 40 anni in Europa. Nella facoltà di medicina del centro ospedaliero della Pitié-Salpetrière di Parigi ottenne le specializzazioni di farmaco-cinetica, farmacologia clinica, neuro-psicofarmacologia e farmacologia antimicrobica. Nell’Università Pierre et Marie Curie París VI si è dottorato in farmacologia molecolare. Ha poi concluso la formazione teorica e pratica presso gli Istituti Curie e Pasteur di Parigi con specializzazione in virologia fondamentale e biologia molecolare. Come volontario dell’OMS ha fatto parte di missioni umanitarie nelle due Guinee, Pakistan, Ucraina, Camerun, Mali e alla frontiera del Ciad con la Nigeria. E aspira ad ottenere dallo Stato Argentino un mandato come rappresentante nazionale di fronte all’organismo internazionale.

  Dialogando con l’Agenzia di notizie scientifiche e tecnologiche (CyTA), Goldschmidt esprime tutta la sua irritazione di fronte al terrore globale generato dalla quantità di informazioni relative al coronavirus che stanno circolando, e ritiene necessario che i dati diffusi vengano considerati tenendo conto dei differenti contesti geografici e sociali. “Non si può generare isteria in tutto il pianeta”, dice.

  

Quali virus si considerano responsabili delle infermità respiratorie?

  “Le malattie virali delle vie respiratorie sono numerose e le provocano varie famiglie e specie virali, tra i quali spiccano il virus respiratorio sinciziale (soprattutto nei neonati), quelli dell’influenza, i metapneumovirus, gli adenovirus, i rhinovirus, e i vari coronavirus, già individuati da anni. Colpisce che a inizio di quest’anno sia stata dichiarata l’allerta mondiale come conseguenza di infezioni per un coronavirus scoperto in Cina, sapendo che ogni anno ci sono nel mondo tre milioni di neonati che muoiono di neumonia e 50.000 adulti negli Stati Uniti per la stessa causa, senza che ci sia nessun allarmismo.”

  

Il fatto che si trasmette per saliva o tosse aumenta i timori della popolazione?

   “Molti microrganismi si trasmettono per questa via negli esseri umani. Il raffreddore, trasmesso attraverso la saliva o la tosse, è provocato da più di 150 rhinovirus. Dieci milioni di persone sono state contagiate attraverso la saliva e la tosse dalla tubercolosi nel 2018, di cui un milione erano bambini e, tra questi, 205.000 sono morti. Lo stesso è successo con la meningite batterica, trasmessa con la saliva, che ha colpito più di un milione di persone in un anno. Anche il morbillo si trasmette attraverso la saliva, per questo la necessità di proteggere la popolazione con i vaccini.

   

Considera esagerati gli l’allarmi lanciati relativi al coronavirus?

  “Il nostro pianeta è vittima di un nuovo fenomeno sociologico, la persecuzione scentifico-mediatica, scatenata da esperti sulla base dei soli risultati di analisi di diagnosi molecolari fatte in laboratorio. Sono stati diffusi comunicati emessi dalla Cina e da Ginevra, senza che siano stati sottoposti ad un’analisi critica, e, soprattutto, senza sottolineare che i coronavirus sempre hanno infettato gli uomini e sempre hanno provocato diarrea e ciò che la gente chiama raffreddore banale o comune. Si sono ricavate conclusioni assurde, come nel 2009 con il virus influenzale H1N1.

   

E il rischio di complicazioni?

   “Un raffreddore può presentarsi come un’infermità benigna e autolimitata: però è noto che tutte le malattie respiratorie, per quanto banali le si voglia considerare, possano compromettere seriamente la salute delle persone fragili, persone con più di 65 anni d’età e con problemi cardiocircolatori, con disturbi del metabolismo, immunodepresse, soggette a trapianti, e, soprattutto, persone che si alimentano male e che non hanno una casa, e che non possono accedere a strutture sanitarie in grado di fornirgli assistenza medica adeguata. Questa situazione, resa palese da tante altre infermità, si ripete con tutte le infezioni e il COVID-19 non fa eccezione.

 

Perché ogni individuo si infetta e reagisce in maniera differente di fronte alle infezioni virali?

  “Il primo passo per cui un virus infetti una persona dipende dalla capacità di quest’ultimo di riconoscere “serrature” o proteine sulla superficie delle cellule di alcuni organi, non tutti. Una volta che si attacca alla “serratura”, può penetrare nella cellula e porre a suo servizio tutto l’apparato cellulare del soggetto infettato con lo scopo di replicarsi. Si è costatato che ci sono individui con molte “serrature”, altri con poche e altri con “serrature” più facili da aprire, a seconda dei propri geni. Del resto, nel DNA c’è un apparato difensivo di proteine codificate che si conoscono con il nome di “reactome”. In poche parole, tutti noi siamo esseri viventi unici di fronte all’aggressione microbica e di fronte alle trasformazioni maligne dei nostri tessuti. Pertanto, in certi individui, un virus di un banale raffreddore, se infetta le vie respiratorie inferiori e lesiona il polmone, può addirittura provocare un’infermità gravissima.”

  

Il coronavirus scoperto in Cina è un agente nuovo?

   “Coloro che hanno lanciato l’allarme internazionale non hanno tenuto in conto dati che mostrino se questo virus o altri simili hanno circolato in anni precedenti. O le persone che sono già state esposte ad altre varianti di coronavirus abbiano una protezione parziale o totale contro il ceppo del 2019.”

Perché lei non accetta la estrapolazione da un paese all’altro delle previsioni fatte dalle agenzie internazionali?

  

   “In primo luogo, è opportuno contrastare i dati di mortalità e di morbilità con il numero di casi positivi (quelli confermati dai laboratori relazionati con i casi gravi o il numero di persone decedute). La prima cosa che emerge dai dati, al di là dei criteri biologici riferiti alla capacità individuale di ammalarsi o difendersi dall’aggressione virale, sono i dubbi riguardanti le cifre, soprattutto se non si è preso in considerazione se le persone inferme hanno avuto o no accesso a strutture sanitarie efficienti ed attrezzate, e se hanno ricevuto in tempo i trattamenti farmacologici adeguati.”

  

Questi fattori contribuiranno a spiegare la differenza di mortalità e morbilità tra i paesi?

   “Se non c’è una giustificazione biologica nel senso di predisposizione individuale, la differenza potrebbe dipendere dalla qualità delle strutture mediche, dalle ragioni per cui passi del tempo prima che le persone infettate giungano in un centro di salute, o dal livello di competenza dei centri medici e dalla disponibilità di risorse per far fronte a malattie respiratorie acute. Non c’è nessuna prova che dimostri che il coronavirus del 2019 sia più letale degli adenovirus respiratori, dei virus influenzali, dei coronavirus degli anni precedenti o dei rhinovirus responsabili dei comuni raffreddori.”

dal Clarín del 7 marzo 2020 (traduzione di Antonio Sparano)      

Tags: coronavirusPablo Goldschmidt
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