Coronavirus, carceri: la rivolta dei detenuti contro barbarie e disumanità

Barbarie, sospensione dei diritti e crescente disumanità. Proteste represse, 6 morti a Modena

Mentre nel lontano Iran, il governo  ha stabilito il trasferimento di 54 mila detenuti agli arresti domiciliari per evitare i rischi di diffusione del contagio da coronavirus nelle carceri italiane scoppiano le rivolte contro le condizioni disumane per l’irresponsabile comportamento delle istituzioni e delle direzioni carcerarie di interrompere molte attività sociali, il blocco delle visite e dei  colloqui, l’impossibilità di ricevere pacchi. A Genova, Modena, Pavia, Salerno, Frosinone, Vercelli, Alessandria, Palermo, Bari, Foggia  i detenuti si sono ribellati e hanno promosso iniziative di lotta, battendo  sulle sbarre e salendo sui tetti. Hanno bruciato carta e stoffe, hanno urlato come potevano. 6 detenuti morti a Modena durante la repressione della protesta. Altri 3 durante i trasferimenti. A Napoli la protesta ha coinvolto anche dai familiari con l’organizzazione di un blocco stradale.

A Foggia si sono arrampicati sui cancelli del perimetro del carcere. I reclusi sono preoccupati per la possibile propagazione del virus considerato che molte case circondariali sono sovraffollate ed è impossibile rispettare le prescrizioni. Gravissime condizioni disumane che hanno alimentato la tensione con ripercussioni per l’ordine pubblico. “Le strutture sono sporche e sovraffollate, si arriva anche a dieci in una stanza, le malattie infettive già di solito sono diffuse, bronchiti date da umidità e scarse cure. Se ti ammali puoi aspettare giorni senza che nessuno venga – spiegano i militanti di Potere al Popolo e i comitati di lotta per i diritti dei detenuti – Il governo non solo non fa niente, non  smista i detenuti in altri spazi o ai domiciliari  ma addirittura ha sospeso le visite con i parenti fino al 31 maggio. E non ci sono mezzi per fare connessioni via skype. Permessi sospesi. Udienze sospese”. Una situazione drammatica che andrebbe affrontata con soluzioni condivise, a un’amnistia e un indulto  invece, emergono altre gravi infezioni: barbarie, sospensione dei diritti e crescente disumanità.

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