Cgil Campania: rilanciare il sistema sanità

 

Sblocco del Turn-over per 2800 unità sul territorio regionale

Una sanità pubblica che non permette a più di 10 milioni di cittadini di poterne fruire o di ricorrervi con enormi difficoltà, è un sistema da rilanciare, per difendere le grandi potenzialità democratiche che aveva lo spirito originario della riforma”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil Campania, Giuseppe Spadaro, intervenendo al convegno sui dieci anni di piano di reintro promossa da Fp e Cgil regionale.

“Pur con le perplessità che avevamo per un nuovo commissariamento – ha aggiunto Spadaro – essendo la Cgil da sempre contraria, ci aspettavamo e ancora ci aspettiamo un decisivo cambio di marcia, sia nella progettualità, ma ancora di più nel sistema delle relazioni. Infatti ai primi di agosto come segreterie confederali abbiamo, assieme a Cisl e Uil, posto all’attenzione del Presidente De Luca alcuni dei punti più rilevanti delle nostre rivendicazioni degli ultimi anni: lo sblocco immediato del turn-over e la stabilizzazione dei precari, la riorganizzazione della rete di emergenza-urgenza, la riorganizzazione territoriale, della medicina di base e della specialistica ambulatoriale, la riduzione delle liste d’attesa, la definizione del sistema socio-sanitario integrato, il riequilibrio del rapporto tra pubblico e privato accreditato con la necessità di una legge regionale sugli accreditamenti che impedisca il dumping contrattuale e definisca regole certe, l’erogazione dell’ una tantum ai lavoratori della sanità privata attraverso un tavolo triangolare”.

“Il confronto, che abbiamo giudicato positivo anche nel merito dei problemi affrontati – ha concluso Spadaro – doveva continuare con i relativi tavoli tematici per arrivare alla definizione di alcuni importanti atti che la Regione si impegnava a formalizzare nel prossimo futuro. Purtroppo, il coinvolgimento che pensavamo certo, seppure più volte unitariamente sollecitato, non c’è stato”.

“Riteniamo che la stagione del precariato in sanità – ha aggiunto Spadaro – debba concludersi, bisogna porre forti limiti ai contratti atipici. Le giuste aspettative e la riconosciuta professionalità degli operatori vanno valorizzate. Bisogna avviare da subito i concorsi pubblici che su base regionale garantiscano il massimo della trasparenza e non pongano problemi di interpretazione nelle modalità di utilizzo da parte delle strutture che ne hanno bisogno. Lo  sblocco del turn-over annunciato  per 2800 unità sul territorio regionale, tenendo conto delle prerogative di legge, attraverso un tavolo tecnico con la struttura commissariale e le categorie di riferimento anche per la parte relativa alle risorse da destinare ai lavoratori, è un primo evidente, seppure non risolutivo, cambio di marcia”.

“Dopo dieci anni – ha affermato Susanna Camusso, che con il suo intervento ha concluso il convegno – il primo problema è uscire dal commissariamento. Il secondo grande problema che c’è è che in questi anni l’occupazione nella sanità è assolutamente diminuita, rendendo difficile per gli operatori esercitare una effettuva cura della salute e squilibrando un rapporto che c’è tra la prestazione pubblica e la prestazione privata”. “Potremmo anche citare – ha aggiunto la leader della Cgil – il tema del rinnovo dei contratti come essenziale. Non a caso oggi c’è lo sciopero dei medici, una decisione sofferta perché vuol dire intervenire nel rapporto con i cittadini rispetto alle prestazioni sanitarie, ma anche una decisione doverosa visto che continuano a non sbloccarsi i contratti. E soprattutto poi c’è il tema del precariato e delle assunzioni nella salute”. Va poi affrontato, secondo Camusso, il problema che riguarda “le modalità con cui si finisce per finanziare di più un sistema privato in una logica di accreditamenti che non rispetta i contratti, che esercita dumping e che non è neanche detto che abbia l’appropriatezza delle cure”. “In questa regione, inoltre – ha concluso Camusso – c’è anche un tema di trasparenza e legalità del sistema. E la prima regola per poter intervenire seriamente è la qualità degli accreditamenti e quale equilibrio c’è tra la spesa pubblica e quella che si devolve al privato”.

 

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