Il fatto non costituisce reato: così la sentenza del tribunale
Dopo un lungo processo che ha avuto una durata di nove anni, il Tribunale di Napoli Nord ha assolto Vincenzo Auricchio, presidente e amministratore unico di Casoria Ambiente S.p.A., dall’accusa di omicidio colposo. Auricchio era stato accusato insieme ad altri imputati in relazione alla morte di Stefano Basile, operaio della società di raccolta rifiuti, che nell’ottobre 2016 perse la vita mentre era a bordo di un autocompattatore, tragicamente schiacciato dal mezzo, nonostante l’intervento dei soccorsi.
Il giudice monocratico Elvira Terranova ha emesso la sentenza con la formula “perché il fatto non sussiste”, scagionando così tutti gli imputati. Oltre a Auricchio, erano coinvolti nel processo altre figure aziendali e legali, tra cui il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, Remo Tamantini, il responsabile dell’area tecnico-operativa, Antonio Isoldo, i due preposti Antonio Ricciardi e Carlo Perrino, e l’autista Giuseppe Russo. La stessa Casoria Ambiente S.p.A. era stata chiamata a rispondere per illecito amministrativo. Tutti sono stati assolti.
Il giudice ha inoltre disposto il dissequestro e la restituzione dei beni precedentemente sequestrati nell’ambito delle indagini penali. La vicenda, che aveva suscitato grande attenzione, si è conclusa con una sentenza che ha escluso ogni responsabilità penale per gli imputati.
Nel corso del lungo processo, la difesa di Auricchio è stata curata dallo Studio legale Auletta, mentre gli altri imputati sono stati assistiti da vari avvocati penalisti, tra cui Angelo Pignatelli, Giuseppe Russo, Gennaro Francione e Dario Bosco.
La famiglia di Stefano Basile, che aveva sempre contestato le circostanze della morte del proprio congiunto, si era costituita parte civile, ma la sentenza ha fatto chiarezza sulla dinamica dell’incidente, escludendo il reato di omicidio colposo.
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