Bologna, l’eterno rito per la strage senza mandanti e troppi depistaggi

Mattarella: “Era iscritta in una strategia che mirava a destabilizzare le istituzioni e la sua matrice è stata accertata dalle conclusioni giudiziarie. Permangono ancora  domande senza risposta”

Eccoci anche quest’anno al rito mesto della celebrazione senza risposte, come ricorda anche Mattarella nel suo messaggio. E durante la celebrazione del 36esimo anniversario della strage di Bologna c’è anche un fuoriprogramma. Al termine del tradizionale minuto di silenzio, nella piazza della stazione e prima della lettura del messaggio del presidente della Repubblica, un gruppo di antagonisti del Nodo sociale antifascista ha acceso un fumogeno esibendo lo striscione: “La resistenza e’ liberazione”. Ne è seguito un breve battibecco con alcuni cittadini presenti in piazza”. Mattarella invece ripete: “La strage di Bologna era iscritta in una strategia che mirava a destabilizzare le istituzioni e la sua matrice è stata accertata dalle conclusioni giudiziarie. Permangono ancora  – scrive – domande senza risposta e la memoria è anche sostegno a non dimettere gli sforzi per andare avanti e raggiungere quella piena verità, che è premessa di giustizia”. Ed è così, con l’eterno interrogativo di una strage senza mandanti, che Bologna ricorda l’eccidio più grande della storia repubblicana.

“Si sono fatti dei passi avanti significativi, come l’approvazione del reato di depistaggio – dice il sindaco Virginio Merola – ma c’è ancora da raggiungere la verità, e quindi la giustizia piena”. Bisogna anche domandarsi perché in 36 anni non è stato possibile raggiungerla.

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest