L’obiettivo: fermare il genocidio, sostenere la resistenza
La mobilitazione per Gaza in Italia sale di livello. Durante una conferenza stampa davanti a Montecitorio, il sindacato di base USB ha annunciato un nuovo sciopero generale “senza preavviso” e l’avvio di una agitazione permanente su scala nazionale. La parola d’ordine è chiara e senza mediazioni: «Blocchiamo tutto».
L’iniziativa nasce all’interno del percorso lanciato dal Global Movement to Gaza Italia, a seguito dei nuovi attacchi contro la Flotilla internazionale diretta verso la Striscia di Gaza. La risposta dei movimenti è stata immediata: a Roma, Piazza dei Cinquecento sarà trasformata in un presidio permanente, mentre in tutta Italia verranno occupate 100 piazze in solidarietà con la resistenza palestinese.
«Ogni territorio decida la sua piazza. Facciamo dell’Italia una grande piazza per la Palestina», ha dichiarato USB.
«Se ci bloccano la Flotilla, noi blocchiamo le città»
Le mobilitazioni si stanno estendendo da nord a sud: a Napoli, centinaia di attivisti si sono radunati in presidio al Largo Berlinguer, esponendo lo striscione: «Se ci bloccano la Flotilla, noi blocchiamo la città. Gaza resiste». Presenti numerosi collettivi e realtà politiche della galassia partenopea: Je so pazzo, CARC, Kais, OPG, Potere al Popolo, Napoli Intifada, Unione degli Studenti, Movimento Migranti e Rifugiati. Alla mobilitazione hanno aderito anche delegazioni della CGIL e dell’USB.
Tra le bandiere sventolate a Roma durante la conferenza stampa, anche quelle di ANPI, Emergency, i movimenti studenteschi Cambiare Rotta, OSA, e la Rete No Bavaglio, insieme alla comunità palestinese in Italia.
Presenti anche rappresentanti di diverse forze politiche: per AVS i leader Fratoianni e Bonelli, insieme a Zaratti e Grimaldi; per il PD la capogruppo Chiara Braga, Debora Serracchiani, Provenzano, Boldrini, Furfaro ed il segretario romano Enzo Foschi. Il Movimento 5 Stelle ha partecipato con rappresentanti da Camera e Senato.
Tensioni crescenti e risposta repressiva
Di fronte alla crescita delle mobilitazioni, le autorità hanno reagito con un misto di allarme e minacce. Il vicepremier Matteo Salvini ha definito “irresponsabile” l’annuncio dello sciopero generale, proponendo addirittura una cauzione preventiva per gli organizzatori delle proteste, “così in caso di danni pagheranno loro”.
Dal Viminale arriva l’invito alla “collaborazione”, ma non mancano le misure repressive. A Milano, dopo le proteste degli scorsi giorni sfociate in scontri con la polizia, è stata prorogata l’ordinanza sulle zone rosse fino al 30 marzo, estendendone il perimetro. Sessanta gli agenti feriti, secondo fonti ufficiali. Il capo della Polizia Vittorio Pisani ha visitato i reparti colpiti. L’indicazione agli apparati repressivi è di intensificare la “info-investigazione preventiva” e mantenere il “controllo” delle piazze, cercando però di evitare approcci eccessivamente muscolari, almeno ufficialmente.
Le autorità definiscono la Palestina come un “connettore del dissenso”: un tema capace di unire mondi diversi – sindacati, studenti, migranti, centri sociali, collettivi universitari – e per questo percepito come una minaccia all’ordine pubblico. Nel mirino delle intelligence ci sono anche “giovani di seconda generazione”, attivisti anarchici e studenti minorenni, indicati come potenziali “elementi radicali”.
Università e scuole sotto attacco
Le mobilitazioni stanno crescendo anche nel mondo della formazione. Il ministero dell’Università e della Ricerca, per voce della ministra Anna Maria Bernini, ha attaccato duramente le occupazioni e i blocchi nei poli universitari: «Interrompere un servizio pubblico, aggredire un docente, non è dissenso ma reato», ha dichiarato.
Una retorica già vista, che tenta di delegittimare ogni forma di protesta reale che parte dal basso, proprio mentre nelle università si moltiplicano le richieste di interruzione degli accordi con istituzioni accademiche israeliane e boicottaggio della collaborazione militare tra università italiane e aziende belliche.
L’obiettivo: fermare il genocidio, sostenere la resistenza
La mobilitazione lanciata dal Global Movement to Gaza Italia non si ferma alla solidarietà simbolica. È una chiamata alla lotta concreta: contro il genocidio, per la libertà della Palestina, per l’embargo totale a Israele e la fine della complicità italiana con il regime di apartheid.
Il prossimo appuntamento nazionale è fissato per il 4 ottobre a Roma, ma la mobilitazione è già partita: venerdì 26 settembre cominceranno i presidi permanenti nelle piazze principali del Paese.
«La Palestina resiste. E l’Italia, questa volta, scende in piazza non solo per solidarizzare, ma per lottare», scrive l’USB nel comunicato finale. «Dalle università alle fabbriche, dai porti alle piazze, il nostro posto è accanto alla Flotilla. Fermiamo Israele. Blocchiamo tutto».
Ciro Crescentini

