La proposta dell’Eurogruppo per ricominciare il negoziato: entro il 15 luglio approvare le riforme

BRUXELLES – Nel braccio di ferro interno all’Eurozona tra falchi e colombe, vincono ancora i primi, capeggiati da Berlino. E alla fine l’Eurogruppo partorisce un ultimatum alla Grecia, con condizioni durissime che azzerano la volontà popolare emersa dal referendum di domenica scorsa. Ad Atene, solo per trattare un nuovo piano di salvataggio, si chiede di approvare per legge entro mercoledì quanto non ha fatto per anni. La creazione di un fondo che racchiuda attivi per 50 miliardi di euro, a garanzia delle privatizzazioni promesse dal governo Tsipras; l’aumento dell’iva; la reintroduzione dei licenziamenti collettivi, la revisione della contrattazione collettiva in linea con le “best practice” europee e il ritorno dell’odiata Troika nella capitale greca. Ma anche la riforma del codice di procedura civile alcune misure per migliorare la sostenibilità di lungo termine del sistema pensionistico. Insomma, prevalgono ancora rigore ed austerità nordica, una linea da cui non arretrano Germania, Olanda, Slovacchia e Finlandia. Messe nell’angolo Francia, Spagna, Italia e Malta. “Non ci sarà un accordo a tutti i costi – ha detto la Merkel – dobbiamo essere sicuri che i vantaggi superino gli svantaggi, per la Grecia e l’Eurozona”. La cancelliera ha ribadito la posizione oltranzista prima di incontrare (nella foto) Tsipras, Hollande e il presidente del consiglio Ue, Tusk.  E finora ha avuto la meglio.

(Foto da Twitter @PrebenEUspox)

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