Bagnoli, l’Assise: “Il Commissario non lo vogliamo”

“E’ un segnale di pericolosa continuità con le scelte dei precedenti Governi”

L’Assise Cittadina per Bagnoli, contro la nomina del commissario dell’Area Sin. Dure le parole che i vertici dell’Assise hanno avuto contro la decisione del Governo che sembra non rispettare quanto chiesto da sempre dalla cittadinanza. “La nomina di Floro Flores a commissario dell’area SIN di Bagnoli è un segnale di pericolosa continuità con le scelte dei precedenti Governi, incentrate sull’uso di strumenti straordinari per promuovere iniziative speculative sull’area. Il problema non sono solo i gravi conflitti – si legge nella nota dell’Assise Cittadina – d’interesse di cui Floro Flores è portatore, ampiamente stigmatizzati in questi mesi, ma soprattutto l’impostazione che per suo tramite si profila del processo di riqualificazione: un patto politico tra amministrazione De Magistris e settori del M5S al Governo che, togliendo spazio ad ogni critica, spiani la via a manovre affaristiche, come la commercializzazione di Nisida con strutture portuali ed alberghiere”. E proprio sulla scia di questa nomina che l’Assise si confronterà in questi giorni con associazioni e movimenti cittadini attivi sulla questione di Bagnoli, a cui lancia un invito per organizzare iniziative di mobilitazione per la difesa dell’area e lo scioglimento del commissariato. Per l’Assise Cittadina le decisioni del governo sono manovre già parzialmente delineate nel PRARU approvato la scorsa estate, elogiato da Floro Flores; un documento che l’Assise ritiene fondato su scelte speculative, come il porto a Nisida, e previsioni indefinite senza adeguata copertura finanziaria, come il sistema dei trasporti pubblici; “Un progetto da accantonare”, ribadisce l’Assise, “mai discusso e condiviso con abitanti, cittadini, movimenti e associazioni, come afferma spudoratamente il sindaco De Magistris, ormai da tempo transitato dalla contestazione alla collaborazione attiva con le strutture commissariali”. Per l’Assise rivendicare ciecamente continuità con l’operato commissariale, adducendo strumentalmente l’esigenza di non ostacolare i nuovi lavori di bonifica, significa eludere la revisione di nodi importanti del processo di riqualificazione e lasciare mano libera ad Invitalia, attualmente ‘proprietaria’ delle aree e general contractor dei lavori di rigenerazione ambientale ed urbana. “Il fatto che sia un’agenzia statale non garantisce nulla, spesso l’aziendalismo di Stato riesce a coniugare il peggio dei settori pubblico e privato: del resto la disciolta BagnoliFutura SpA, che ha condotto il recupero dell’area in un vicolo cieco, non era forse una società totalmente controllata dagli enti locali? Saremmo più tranquilli se la bonifica fosse affidata al Ministero dell’Ambiente e le competenze urbanistiche tornassero in mano comunale”. Per questo occorrere rivedere l’articolo 33 dello SbloccaItalia, esigenza che il M5S pare aver accantonato ma che l’Assise considera ineludibile: “Riteniamo folle mantenere un impianto commissariale in deroga alle normative ordinarie, con un progetto che prevede sulla carta 1 miliardo e 800 milioni di spese, per due terzi a carico delle casse pubbliche, gravato da numerose incognite sul recupero dei fondi, la tipologia degli interventi di risanamento ambientale ed urbano, le attività da insediare; rischiamo di metter su un’altra macchina che macina risorse pubbliche per produrre buchi nell’acqua, con la malaugurata evenienza che alla prima occasione, per garantire maggiori profitti sull’area, si ricorra a strumenti straordinari per peggiorare scelte urbanistiche già inaccettabili, ovviamente a scapito di ambiente ed attrezzature pubbliche”.

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