Avvocati scrivono al ministro Bonafede: sbloccare le cause di lavoro

Appello anche al Csm

Tribunali paralizzati. Centinaia di cause di lavoro bloccate, rinviate, spostate anche di tre anni. Gravissimi atti di ingiustizia nei confronti di migliaia di lavoratori e di lavoratrici. Sulla questione scende in campo l’associazione “Comma 2 – Lavoro e dignità” composta da avvocati giuslavoristi, magistrati, esperti del diritto di lavoro. Una nota è stata inviata al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, al Csm e a tutti i presidenti dei Tribunali e Corti di appello. “Chiediamo un immediato intervento degli organi in indirizzo ciascuno nell’ambito delle sue competenze per garantire l’applicazione della legge nella tutela dei lavoratori” – sottolinea l’associazione “Comma 2-Lavoro e Dignità”, denunciando “preoccupazione e sconcerto per la sostanziale paralisi della attività giurisdizionale relativa alle controversie di lavoro”. Un lockdown di fatto delle procedure di garanzia per i lavoratori definito”inaccettabile e contro le previsioni normative”Nella gran parte degli Uffici giudiziari del Paese, nonostante le previsioni dei Decreti Legge – evidenzia l’associazione di giuslavoristi – si assiste ad un rinvio generalizzato delle controversie di lavoro che hanno ad oggetto la richiesta di reintegrazione e comunque ripristino del rapporto di lavoro e pagamento delle retribuzioni, annullamento di trasferimenti e la tutela di altri diritti fondamentali della persona”. Laddove “i decreti legge che hanno disposto la sospensione dell’attività giudiziaria (ora prorogata sino all’11 maggio 2020) hanno nello stesso tempo previsto la trattazione, previa dichiarazione di urgenza dei procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti”. “La Corte di Appello ed il Tribunale del Lavoro di Roma, i più grandi uffici giudiziari del Paese – segnalano i giuslavoristi- sin dal 9 marzo hanno dato corretta applicazione alle normative suddette disponendo, ad esempio, la discussione delle controversie sia di licenziamento che di trasferimento, con adozione dei relativi provvedimenti decisori, con le modalità previste dai decreti Covid e le relative cautele per la salute di tutti gli operatori”. Di contro “ci segnalano i nostri associati che in molti altri uffici giudiziari del Paese si assiste, invece, dal 9 marzo ad un generalizzato rinvio di ufficio di tutte le controversie, senza eccezione alcuna. Ciò comporta una mancata applicazione della vigente normativa. Si arreca un grave pregiudizio ai lavoratori licenziati e trasferiti, o titolari di altri diritti fondamentali della persona da tempo in attesa della definizione dei giudizi e privi sia della retribuzione che degli ammortizzatori sociali oramai cessati. Si crea un’inammissibile disparità di trattamento tra i vari uffici giudiziari”. “Quello che appare paradossale e insostenibile anche socialmente – prosegue la lettera-appello dei giuslavoristi ai vertici del sistema giustizia- è che mentre milioni di lavoratori prestano giornalmente la loro attività sia per curare i malati sia per consentire ai cittadini in salute gli approvvigionamenti alimentari ed i servizi, gli stessi vengano privati della giustizia del lavoro, ovvero di un servizio pubblico essenziale”. A maggior ragione, “se quanto detto è vero sino al 11 maggio 2020, a maggior ragione nessuna giustificazione troverebbero eventuali rinvii successivi, e ancor più in generale nella fase 2 della cosidetta ripresa”. A loro giudizio, infatti, nella imminente fase due, “dovranno senz’altro ove possibile celebrarsi i processi con le modalità da remoto, per salvaguardare l’oralità del processo del lavoro”. e “con scambio e deposito telematico di note scritte”. Ma “poiché la maggior parte dei processi del lavoro richiede che si tenga un’istruttoria orale, nella non remota eventualità che lo stato di emergenza si protragga per molti mesi, i capi degli Uffici giudiziari dovranno porsi il problema di reperire ambienti adeguati a consentire la presenza, a distanza, di difensori e testimoni, eventualmente adottando modifiche strutturali che consentano il regolare svolgimento dei processi”.

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