Il ruolo della magistratura nella democrazia e le critiche alla riforma
«Perché NO». È questo il titolo del documento diffuso dal Comitato Avvocati Napoletani per il No, un testo che prende posizione contro la legge Nordio–Meloni e che ne contesta radicalmente l’impianto.
«La legge Nordio – Meloni non è una riforma della giustizia, perché non risolve nessuno dei suoi annosi problemi: non la lentezza, non la cronica carenza di personale e risorse materiali, non la farraginosità delle leggi sostanziali e procedurali; è, invece, una legge che coinvolge solo l’assetto costituzionale della magistratura, indebolendone l’indipendenza e aprendo la strada al suo assoggettamento al governo di turno», si legge nel documento.
Il riferimento è alla riforma promossa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e sostenuta dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Secondo il Comitato, il provvedimento non interviene sulle inefficienze strutturali del sistema giudiziario, ma modifica gli equilibri costituzionali che regolano l’indipendenza della magistratura.
Il testo insiste su un passaggio politico preciso: «Non a caso, proprio Nordio e Meloni hanno ripetutamente detto e scritto che servirà ad evitare che le sentenze dei giudici mettano un freno al potere del governo, che vuole avere – invece – “le mani libere”».
Quanto alla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, il documento è netto: «La separazione delle carriere tra PM e giudici è solo uno specchietto per le allodole: esiste già nella legge ordinaria e serve solo a distrarre i cittadini dai veri obiettivi della riforma».
E i veri obiettivi, secondo il Comitato, sarebbero altri: «I veri obiettivi sono l’indebolimento del CSM (cioè dell’organo deputato ad assicurare l’indipendenza dei magistrati) e il controllo disciplinare dei magistrati». Il riferimento è al Consiglio Superiore della Magistratura, organo costituzionale che garantisce l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati.
Nel documento si evidenzia che il controllo disciplinare verrebbe trasferito «interamente e senza possibilità di successivo ricorso al giudice ad una Alta Corte disciplinare composta da politici e magistrati». E si precisa: «Però, mentre i politici saranno di provenienza esclusivamente governativa perché presi, mediante un sorteggio pilotato, da un elenco approvato dal Parlamento a sua volta controllato dalla maggioranza governativa del momento, la componente togata sarà presa con un sorteggio secco».
Le conseguenze, secondo il testo, sarebbero gravi: «In tal modo i magistrati saranno l’unica categoria professionale in tutta Italia che non avrà il diritto di eleggere propri rappresentanti». E ancora: «E, nel contempo, cosa ancor più grave, i magistrati saranno gli unici cittadini italiani a non potersi rivolgere al giudice contro un provvedimento disciplinare illegittimo (in violazione degli artt. 24 e 111 della Costituzione)».
Il documento si chiude con un monito: «Questo è un precedente gravissimo, perché un domani potrebbe essere esteso anche ad altre categorie di cittadini e lavoratori». E con lo slogan destinato alla campagna elettorale: «NO ALLA POLITICA CHE VUOLE CONTROLLARE LA GIUSTIZIA».
Primi firmatari
Avv. Giuliana Quattromini
Avv. Giuseppe Marziale
Avv. Massimo Farina
Prof. Avv. Francesco Santoni
Avv. Fabio Valerio Coppola
Avv. Rosario d’Orazio
Avv. Luca Cirillo
Avv. Antonio Panico
Avv. Luigi Manna
Avv. Danilo Risi
Avv. Silvio Savarese
Avv. Alvaro Lucas
Avv. Antonia Battista
Avv. Enza Tempone
Avv. Angelica de Carolis de Prossedi
Avv. Raffaele Ferrara
Avv. Francesco Masi
Avv. Nicandro Siravo
Avv. Giorgio De Matteis
Avv. Calcedonio Porzio
Avv. Annamaria Abbruzzese
Avv. Gennaro Quattromini
Avv. Emanuela Iandolo
Prof. Avv. Sergio Marotta
Avv. Nicolino Petrucci
Avv. Franco Oliviero
Avv. Davide Villani
Avv. Elena Coccia
Avv. Carmela Esposito
