Il consigliere comunale, metropolitano e regionale attacca l’esponente di Forza Italia sulla casa privata. Ma sulla vicenda delle selezioni nella partecipata comunale la trasparenza diventa improvvisamente un tema meno urgente?
C’è qualcosa di profondamente stonato nella politica degli annunci, delle provocazioni e delle battaglie a geometria variabile. E la vicenda che vede protagonista Rosario Andreozzi, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, consigliere comunale, metropolitano e regionale, offre parecchi spunti di riflessione.
Durante l’ultima seduta del Consiglio comunale, interrotta mentre era in discussione una sua mozione, Andreozzi ha proposto un contributo sulle abitazioni di lusso possedute da non residenti, destinando le risorse alla manutenzione degli alloggi popolari. Una proposta che ha innescato un duro confronto con Fulvio Martusciello, europarlamentare e coordinatore regionale di Forza Italia.
Fin qui, legittimo scontro politico. Ognuno presenta le proprie idee e si assume la responsabilità di difenderle. Il problema nasce quando la polemica supera il confine della critica politica e diventa una questione che riguarda la sfera privata. Nel confronto, Andreozzi avrebbe infatti indicato la strada dell’abitazione privata di Martusciello, richiamando anche un annuncio immobiliare relativo a un appartamento in vendita nello stesso edificio, con una richiesta di 2,4 milioni di euro. Attenzione: il prezzo riguardava un altro immobile e non costituisce in alcun modo una valutazione della casa dell’europarlamentare.
Ma la domanda resta: era davvero necessario rendere pubblicamente individuabile il luogo in cui abita un avversario politico? La critica è un diritto, anche aspra e senza sconti. La riservatezza, però, non diventa improvvisamente sacrificabile perché il destinatario delle contestazioni appartiene a uno schieramento avverso.
E qui arriva la domanda politicamente più scomoda per Andreozzi. Perché tanta determinazione nel portare sotto i riflettori la presunta abitazione di Martusciello e altrettanta, almeno apparentemente, poca visibilità quando si parla della bufera che investe Napoli Servizi?
Parliamo di una vicenda che meriterebbe ben più di qualche dichiarazione di circostanza. Secondo le ricostruzioni e le contestazioni circolate, sarebbero 187 le assunzioni effettuate attraverso contratti di somministrazione in pochi mesi. Un primo blocco di 22 unità, seguito da due procedure più consistenti gestite attraverso Umana S.p.A.: 70 addetti ai servizi scolastici e 95 lavoratori destinati alle pulizie part-time.
Numeri importanti, soldi pubblici, procedure che meritano verifiche rigorose. E soprattutto una questione che non può essere liquidata con un’alzata di spalle: le contestazioni relative alla presenza, tra candidati e selezionati, di parenti e familiari di dipendenti e rappresentanti sindacali aziendali.
Si tratta di circostanze da verificare, non di condanne da pronunciare preventivamente. Ma proprio per questo servono trasparenza, documenti e risposte. Non insinuazioni, non coperture, non imbarazzanti silenzi.
E allora, visto che Andreozzi è anche dipendente di Napoli Servizi, sarebbe interessante conoscere quale sia il suo inquadramento contrattuale, quale ruolo ricopra e quale sia stata la sua posizione pubblica rispetto a questa vicenda. Una domanda assolutamente legittima, che non costituisce un’accusa, ma nasce dall’esigenza di chiarezza su una partecipata del Comune.
Il consigliere non ritiene opportuno chiedere con forza la pubblicazione delle graduatorie, dei criteri di selezione, dei punteggi e degli esiti delle procedure? Non ritiene necessario pretendere che Napoli Servizi e Umana forniscano risposte puntuali sulle contestazioni sollevate? Perché non trasformare la trasparenza in una battaglia pubblica, anziché concentrarsi su una polemica personale con un avversario politico?
La richiesta di pubblicare gli atti e rendere verificabili le procedure dovrebbe essere una priorità per chiunque si proclami paladino della giustizia sociale. Soprattutto quando si parla di lavoro, disoccupazione e opportunità che dovrebbero essere assegnate senza favoritismi.
Napoli non ha bisogno di consiglieri che scoprono improvvisamente il gusto della trasparenza soltanto quando devono mettere in difficoltà un avversario. Ha bisogno di amministratori che abbiano il coraggio di pretendere chiarezza anche quando le domande diventano scomode e riguardano il proprio ambiente politico, professionale o istituzionale.
Perché la trasparenza non è un’arma da brandire contro Martusciello e da riporre quando si entra nei corridoi di Napoli Servizi. Non è una bandiera da sventolare a convenienza. E non può trasformarsi in uno spettacolo propagandistico mentre questioni ben più concrete attendono risposte.
Andreozzi ha tutto il diritto di criticare Martusciello, di contestarne le posizioni e di presentare mozioni. Ma i cittadini hanno altrettanto diritto di chiedergli conto delle battaglie che sceglie di combattere e, soprattutto, di quelle che sembra non voler combattere.
La domanda, alla fine, è semplice e bruciante: perché tanta solerzia nel rendere individuabile la casa di un avversario politico e non altrettanta nel pretendere che siano resi pubblici gli atti, le graduatorie e i criteri delle 187 assunzioni di Napoli Servizi?
La politica delle due velocità non è credibilità. È propaganda. E Napoli, di propaganda, ne ha già ascoltata fin troppa.
Ciro Crescentini

