Alberghi, affittacamere, ostelli: il giro d’affari sulla pelle dei migranti

 

 

Sette centri su dieci sono gestiti dai privati con il contributo dello Stato

Lo squallido “business” dei migranti non avviene in mare ma sulla terraferma. Avviene nei centri di accoglienza dove il dramma dei profughi diventa l’occasione per intascare denaro pubblico. E’ li che la magistratura dovrebbe indagare. Quest’anno le spese per l’accoglienza, l’assistenza dei migranti in Italia saliranno a 5 miliardi di euro.  I soldi non andranno  alle ‘persone senza patria’. La pioggia di milioni favorirà l’arricchimento di affaristi d’ogni risma, albergatori spregiudicati, cooperative senza scrupoli. Per ogni profugo lo Stato sborsa fino a 35 euro al giorno, senza verificare le condizioni in cui viene ospitato: in un appartamento di 35 metri quadrati nell’estrema periferia romana ne sono stati accatastati dieci, garantendo al proprietario spregiudicato e affarista un reddito di oltre 12 mila euro al mese.

Dal Nord al Sud, gli imprenditori del turismo hanno puntato sui rifugiati. A spese dello Stato. Le convenzioni non sono mai un problema: vengono firmate dalle Prefetture direttamente con i privati, nella più assoluta opacità. Una situazione assurda. Significativa la Relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sul trattamento dei migranti, consegnata il 21 dicembre scorso alla Camera, dopo due anni di lavori.

 

La Relazione mette in evidenza un dato allarmante: mancano le strutture pubbliche e il sistema di accoglienza si appoggia soprattutto ai privati. I Centri di accoglienza straordinari(Cas), ospitano il 91% dei richiedenti protezione ripartiti nelle strutture, in modo permanente. Invece, l’utilizzo di queste strutture  dovrebbe essere una soluzione momentanea e transitoria. Sette centri su dieci sono gestiti dai privati con il contributo dello Stato. I Centri di accoglienza straordinari, infatti, sono alberghi, affittacamere, ostelli, case famiglia. I titolari, i gestori ottengono  gli appalti dalle prefetture per prendere i migranti. Ma proprio qui nascono i problemi, dato che i Cas sfuggono facilmente ai controlli, favorendo gestori  che non offrono i servizi per cui sono pagati. I centri molto spesso sono affidati senza una gara. Da Catania a Venezia, passando per Foggia, Crotone, Benevento, Napoli, sono decine le strutture che si occupano della gestione dei migranti intascando in cambio fondi pubblici assumendo dipendenti indicati,  spesso, dai ras della politica locale, che quindi passano all’incasso in tempo di elezioni.

In diverse regioni si sono così create posizioni di oligopolio nel giro d’affari dell’accoglienza: in Trentino Alto Adige, ad esempio,  un unico gestore gestisce in media 49 Cas. Tante strutture sono gestite dalle Onlus,  organizzazioni non lucrative di utilità sociale, che comprendono tutte le associazioni della cooperazione incluse quelle filantropiche e caritatevoli e che hanno rimpiazzato le vecchie Ong, Organizzazioni non governative.

La legge che istituisce le Onlus risale al 1997 ed è nata dal bisogno di regolare il flusso di denaro proveniente dai privati, beneficiando dell’esenzione fiscale. Secondo l’Istat, alla fine del 2013 in Italia erano attive 301.191 istituzioni non aventi scopo di lucro, circa il 28 per cento in più rispetto al 2001. Il governo italiano paga 35 euro al giorno per migrante: 27,50 euro per vitto ed alloggio, 2,50 per le piccole spese quotidiane e 5 euro per le necessità del programma di accoglienza, dalle lezioni di lingua alle visite mediche. Alcune organizzazioni come la Caritas ricevono solo 30 euro perché questi ultimi servizi li offrono gratuitamente, tuttavia quasi tutte le altre e specialmente le cooperative sorte appositamente per assistere i migranti, ricevono gli extra 5 euro a persona al giorno. Basta farsi due calcoli per capire di che cifre parliamo. Per 500 persone lo Stato paga  2500 euro al giorno, 75 mila  al mese e così via. Questi fondi andrebbero utilizzati per pagare gli operatori sociali, almeno uno per ogni dieci rifugiati. Ma la maggior parte delle aziende che si occupano di accoglienza non assume sufficiente personale specializzato a tempo pieno e spesso usa i volontari.

                                                                                                                                Ciro Crescentini

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