Duri attacchi della portavoce Miriam Bue contro l’oligarchia economica e i parlamentari proprietari di immobili. Le richieste: contratti a tempo indeterminato e stop agli sfratti.
La miccia è stata accesa nel modo più brutale possibile, calpestando la dignità e la vita di una persona. Ma la verità è che il vaso era colmo da tempo, colmo di un malcontento profondo e trasversale che oggi sta facendo tremare i palazzi del potere madrileno. La drammatica vicenda dello sfratto subito da Maricarmen Abascal ha fatto da detonatore a una rabbia popolare che covava sotto la cenere, trasformandosi in una mobilitazione di massa senza precedenti contro le politiche abitative e l’inerzia della politica istituzionale.
Le piazze spagnole si sono riempite di decine di migliaia di manifestanti, uniti da un grido d’allarme che non accenna a spegnersi. La scintilla della rivolta è divampata subito dopo la bocciatura in Parlamento dei due decreti del governo guidato da Pedro Sánchez, provvedimenti che avrebbero dovuto garantire una boccata d’ossigeno e maggiori tutele a chi vive in affitto. A far affondare i testi in Parlamento non è stata solo l’opposizione frontale del Partito Popolare e di Vox, ma il voltafaccia decisivo del partito indipendentista catalano Junts, le cui mosse hanno spinto il premier socialista a prendersi giorni di riflessione sull’ipotesi di elezioni anticipate.
Ma al di là dei giochi di palazzo e dei tatticismi partitici, a parlare oggi è la voce cruda della strada. A far sentire con forza la propria posizione è Miriam Bue, portavoce della Confederación de Sindicatos de Inquilinas, che traccia un bilancio netto di quanto sta accadendo nel Paese.
«Quel che è successo a Maricarmen Abascal ha fatto traboccare un vaso che era già colmo di indignazione. La violenza di quello sfratto è diventata la miccia capace di unire il disagio sociale contro il governo centrale e contro le amministrazioni locali», spiega Miriam Bue, sottolineando come la questione abitativa sia ormai la ferita aperta più grave nel tessuto sociale.
La protesta, tuttavia, non intende fermarsi ai confini nazionali. L’ondata di indignazione spagnola guarda già oltre i Pirenei, alimentando una rete di solidarietà che unisce i movimenti di mezza Europa, Italia inclusa, tutti accomunati dalla stessa emergenza abitativa e dalla determinazione a ribaltare lo stato delle cose.
«La nostra lotta non si fermerà qui, perché la bocciatura dei decreti ha smascherato chiaramente per conto di chi governa questa classe dirigente: si muovono unicamente per l’oligarchia economica, per i fondi di investimento e per tutelare i propri privilegi di proprietari terrieri e di rendita», affonda Miriam Bue.
Le richieste del sindacato degli inquilini e delle piazze in rivolta sono chiare e radicali, nate dal confronto assembleare costante che sta animando gli accampamenti, a partire da Puerta del Sol. Non si tratta di semplici tamponi normativi, ma di un cambio di paradigma totale: la casa non deve più essere considerata una merce o un terreno di speculazione finanziaria, ma un diritto costituzionale inalienabile.
«Il nostro obiettivo principale è sottrarre l’abitare alle logiche del profitto. Pretendiamo contratti di affitto a tempo indeterminato, una stretta severa e reale sugli affitti stagionali e sulle stanze, e pretendiamo una moratoria immediata sugli sfratti per impedire che esistano altre storie dolorose come quella di Maricarmen», conclude Miriam Bue.
La mobilitazione continua a crescere, raccogliendo l’energia di migliaia di cittadini che per la prima volta si avvicinano all’attivismo e all’organizzazione collettiva. Dalle piazze di Madrid ai quartieri trasformati in ostaggio della finanza speculativa, la primavera della casa è appena iniziata, e la sua spinta promette di scuotere le fondamenta dell’intero continente.
Ciro Crescentini
