Dopo il tumore scoperto a Cuba e l’inizio delle cure, l’ex deputato torna ad Accordi&Disaccordi e attacca Schlein, Pd e Movimento 5 Stelle
Alessandro Di Battista torna in televisione e mette subito al centro la sua battaglia più difficile: quella contro la malattia. Dopo il malore accusato a Cuba, la scoperta del tumore, il rientro in Italia e l’inizio delle cure, l’ex deputato si presenta nello studio di Accordi&Disaccordi e racconta il momento che sta vivendo senza nascondersi. Davanti alle telecamere del Nove e alle domande di Luca Sommi, affiancato da Alessandro Orsini, ammette: «Essere qui in questo studio è una conquista, mi consente di non pensare al fatto di essere malato. Sto facendo delle cure che hanno delle concrete possibilità di funzionare e per ora non ho effetti collaterali».
È da qui che riparte il percorso televisivo di Di Battista, dopo mesi lontano dagli studi e sotto i riflettori soprattutto per la vicenda personale che lo ha costretto a fermarsi. Il viaggio a Cuba, inizialmente lontano dai pensieri legati alla salute, si è trasformato in un passaggio decisivo. I ricorrenti mal di testa hanno preceduto il malore e poi la diagnosi. Da quel momento è cominciata una nuova fase della sua vita, fatta di terapie e controlli, ma anche della volontà di tornare progressivamente alla normalità.
E proprio Cuba resta uno dei temi sui quali l’ex parlamentare si sofferma maggiormente. Non soltanto per quello che gli è accaduto personalmente, ma anche per la situazione dell’isola. Di Battista parla con grande partecipazione del Paese nel quale, secondo il suo racconto, ha ricevuto l’aiuto decisivo: «dove mi hanno salvato la vita, e che sta subendo la maggiore pressione della sua storia per l’embargo degli Stati Uniti».
La sua analisi si sposta quindi sulla situazione economica e sociale cubana. A suo giudizio, l’isola sarebbe sempre più isolata e gli aiuti internazionali sarebbero estremamente limitati. Nel suo racconto compare anche la Cina: «solo la Cina ha mandato dei pannelli fotovoltaici per aiutare artigiani e gente comune».
Ma il tema più delicato riguarda il rapporto tra la popolazione cubana e il governo. Di Battista sostiene che non sia corretto identificare automaticamente il dissenso verso l’esecutivo con il desiderio di cambiare completamente sistema. La sua posizione è netta: «Una parte della popolazione è sicuramente contro l’attuale governo, ma non contro il sistema».
Dalla politica internazionale a quella italiana il passo è breve. In studio vengono mostrate alcune immagini dello scontro a distanza tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Di Battista ascolta e poi interviene con uno dei suoi giudizi più pesanti della serata. Secondo l’ex esponente del Movimento 5 Stelle, il campo progressista rischia di consegnare un vantaggio enorme a Giorgia Meloni: «Se continuano così i progressisti possono anche non partecipare alle elezioni politiche. Per me Giorgia Meloni era favorita già mesi fa».
Una previsione che arriva insieme a una critica molto dura nei confronti del Movimento 5 Stelle, partito del quale Di Battista è stato per anni uno dei volti più riconoscibili. L’ex deputato guarda al passato e mette a confronto il Movimento delle origini con quello attuale. A suo giudizio, oggi si parlerebbe molto meno di alcuni dei temi che avevano rappresentato il cuore della proposta politica grillina: «Ora parlano raramente di temi, ma un tempo il M5S martellava sulle idee di Gianroberto Casaleggio, dal reddito di cittadinanza all’abolizione del finanziamento pubblico».
Il punto di rottura, secondo Di Battista, riguarda anche il rapporto costruito con il Partito Democratico. L’alleanza con il centrosinistra, sostiene, rischierebbe di creare una distanza con una parte dell’elettorato storico del Movimento. E lo dice senza mezzi termini: «Una parte dei cittadini che sostengono il Movimento non la voterebbe neppure sotto tortura».
Da qui arriva un altro affondo, questa volta direttamente contro Elly Schlein. La segretaria del Pd, secondo Di Battista, avrebbe dovuto imprimere un cambio di linea molto più evidente rispetto alle precedenti posizioni del partito. Il tema centrale è ancora una volta la guerra in Ucraina e la posizione italiana ed europea. «Trovo avvilente che la segretaria del Pd, eletta per dare cambi di linea, dopo due anni stia ancora a parlare di pace giusta. Io non so come andranno le prossime elezioni, ma qualora dovesse rivincere la Meloni, cosa che non escludo affatto, per me una delle ragioni principali sarà la linea del Partito Democratico rispetto all’Ucraina».
Per l’ex parlamentare, dunque, quella sull’Ucraina non è una questione secondaria, ma uno dei principali elementi destinati a incidere sul consenso elettorale. Di Battista insiste sulla necessità di una trattativa e chiede che l’Europa assuma un ruolo più concreto nel tentativo di arrivare a un negoziato tra Mosca e Kiev.
Anche su questo punto il suo giudizio nei confronti di Schlein è molto severo. La richiesta di un inviato speciale europeo, osserva, rappresenta una posizione che il Movimento sostiene da tempo. Ma ora, secondo lui, servirebbe passare dalle parole ai fatti: «Ora anche Schlein dice che serve un inviato speciale della Ue per una trattativa tra Russia e Ucraina, come noi chiediamo da tre anni. Facesse un nome e lottasse ogni giorno per averne uno che vada a ascoltare le ragioni di Putin, perché anche lui ha le sue ragioni. Serve un compromesso. Ma se per pace giusta Schlein intende che Putin rinuncerà ai territori già conquistati, ciò è impossibile. Questa non è pace giusta, ma stupidità».
Prima della conclusione c’è spazio anche per un altro argomento sul quale Di Battista ha preso una posizione molto netta negli ultimi anni: la guerra a Gaza. L’ex deputato torna a criticare duramente il comportamento dell’Italia e dell’Unione europea nei confronti di Israele e ribadisce la propria posizione sul sionismo. «L’Italia è succube di Israele e l’Europa è inerte. Io sono profondamente anti-sionista».
Poi arriva il momento dei saluti. Luca Sommi gli rivolge un «in bocca al lupo», lo studio applaude e Alessandro Di Battista lascia il palco. Una serata diversa dalle tante apparizioni televisive del passato: questa volta, dietro le battute e gli attacchi politici, c’è anche il racconto di una sfida personale ancora in corso.
Il ritorno davanti alle telecamere, però, sembra avere per lui un significato preciso. Non soltanto tornare a parlare di politica, ma riprendersi uno spazio di normalità dopo mesi complicati. E forse è proprio per questo che quella frase pronunciata all’inizio dell’intervista pesa più di tutte le altre: «Essere qui in questo studio è una conquista».
