Occorre pensare e ripensare. Guardare le cose per come sono e non per come vorremmo che fossero. Misurare fallimenti. Costruire strumenti di analisi più adeguati
Esponenti del partito democratico, dirigenti di Liberi e Uguali, economisti, intellettuali da sempre collocati a sinistra, si schierano a sorpresa in favore della manovra espansiva decisa dal governo giallo-verde guidato da Giuseppe Conte. Esponenti di una sinistra che non tifa per lo spread. “Io detesto questo governo ma opporsi a esso in nome del fiscal compact è inquietante – afferma il politogo Marco Revelli – Non si può tifare per lo spread sperando che si portino via Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Non ci si può opporre a un governo di destra spostandosi ancora più a destra. Una qualche forma di contrasto alla povertà è indispensabile, e decidere misure d’urgenza per realizzarla è sacrosanto. Anche facendo la voce grossa con i commissari europei“.
Sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni di Michele Emiliano, esponente del Pd, governatore della Regione Puglia, in merito alla manovra varata dal governo. “Il Pd non può difendere interessi lobbistici, deve tornare a essere un partito di popolo. C’è da chiedersi come è possibile che nel passato la sinistra ufficiale non sia riuscita a fare manovre del genere. Probabilmente ha pensato che la manovra sugli 80 euro fosse sufficiente”
Anche l’ ex sottosegretario all’economia Stefano Fassina, attuale dirigente di Liberi e Uguali, il movimento fondato tra gli altri da Pierluigi Bersani, condivide sostanzialmente la scelta di politica economica del governo a guida Movimento 5 Stella e Lega: “L’obiettivo di deficit al 2,4% del Pil per il triennio 2019-2021 è necessario e coraggioso, quindi pericoloso, come evidenzia la prevedibile e prevista agitazione dei mercati. I grandi interessi interni e esterni colpiti reagiscono”- ha affermato Fassina – Si apre un’inedita partita. Finalmente, ritorna il primato della politica sull’economia, condizione necessaria, ahimé non sufficiente dati i rapporti di forza, al primato della sovranità costituzionale. La cosiddetta sinistra da che parte sta? Continua ad affidarsi al “Generale Spread” per miopi illusioni elettorali? Insiste a stare dalla parte degli interessi più forti? Torniamo dalla parte del lavoro e dell’Italia”, ha concluso Fassina.
Anche Alfredo D’Attorre, altro dirigente di Liberi e Uguali difende il governo Conte: “E’ assurdo polemizzare con il governo perché trasgredisce il fiscal compact e decide di impegnare piu’ risorse. Sara’ doveroso polemizzare se queste risorse non saranno usate per investimenti, sanita’ e istruzione pubblica, ma per altri regali fiscali a miliardari e grandi imprese” – ha scritto su Twitter D’Attorre.
Non usa mezzi termini, Emiliano Brancaccio, economista di scuola marxista che attacca il ‘liberismo di sinistra’ con un post su facebook. Un ‘liberismo di sinistra’ che tanti danni ha provocato, in termini economici e di consenso. “Senza una dirompente discussione sugli errori commessi in passato e sull’odierno ‘che fare’, dai deboli la sinistra sarà sempre più spesso apostrofata come ‘sinistra spritz’, il denigratorio epiteto elitista che ha fatto di tutto in questi anni per meritarsi. E il rischio, in prospettiva, è che quell’epiteto si tramuti in un ancor più infamante ‘sinistra spread’: che ormai incapace di contrastare sul terreno politico l’avanzata delle destre reazionarie, si rifugia nell’ottusa speranza che prima o poi ci pensino i mercati a spazzarle via”
Dichiarazioni che lasciano bene sperare per la rinascita di una vera sinistra per superare le sconfitte amare per le scellerate scelte assunte in passato: l’appoggio al governo Monti, la macelleria sociale a colpi di Jobs Act per difendere gli interessi dei poteri forti nazionali e internazionali.
Significative le parole di Revelli: “Occorre pensare e ripensare. Guardare le cose per come sono e non per come vorremmo che fossero. Misurare i nostri fallimenti. Costruire strumenti di analisi più adeguati. Perché questo mondo che non riconosciamo, non ci riconosce più”

