The mind’s eye, l’occhio di Cartier Bresson si posa sul Pan

Fino al 28 luglio al museo napoletano la mostra dedicata al celeberrimo fotografo

“Per me la macchina fotografica è un quaderno di schizzi, lo strumento dell’intuito e della spontaneità, il maestro dell’istante che, in termini visivi, nello stesso tempo si pone quesiti e decide. Per dare un significato al mondo bisogna sentirsi coinvolti in quello che viene incorniciato nel mirino”. In queste poche righe si può riassumere il pensiero di Henri Cartier Bresson, pioniere del foto giornalismo del Novecento al quale è dedicata una mostra inaugurata lo scorso 28 aprile presso il Pan di Napoli ed intitolata “The mind’s Eye”.
Appassionato da ragazzo di pittura surrealista, l’artista viene successivamente travolto dalla passione per la fotografia nel 1932 con l’acquisto di una Leica che da quel momento in avanti diventa la sua inseparabile compagna di lavoro e di viaggio. A partire dagli esordi dedicati ai luoghi meno conosciuti di alcune città della Spagna (Siviglia, Madrid, Barcellona) e dell’Italia (Salerno, Livorno, Siena), nazione, questa, che viene particolarmente esemplificata da un nudo femminile immerso in una vasca colma d’acqua, l’esposizione si incentra poi su alcuni grandi temi. In primo luogo, la guerra che Bresson vive in prima persona a tal punto da partecipare alla Resistenza francese ed essere catturato dai nazisti: di grande impatto uno scatto che fissa il sospirato arresto di un’informatrice della Gestapo nel campo di concentramento di Dessau.

 

In secondo, la povertà, leit motiv delle fotografie eseguite negli anni Quaranta a Tamil Nadu, nel Punjab, in Indonesia e a Shangai durante gli ultimi giorni del Kuomintang e nell’ambito dell’attività della neonata agenzia Magnum, fondata con Robert Capa, George Rodger e David Seymour: protagonisti di queste immagini gli ultimi della società, ovvero gracili bambini tenuti in grembo dalle loro madri e l’eunuco di corte dell’ultima dinastia imperiale cinese. Ad arricchire il nutrito corpus visibile al pubblico i ritratti di vita quotidiana di alcuni famosi personaggi della cultura e della scienza: dal pittore Henri Matisse rappresentato nel suo studio popolato di colombi allo scultore Alberto Giacometti che cerca di ripararsi da un improvviso acquazzone; dal fisico Frederic Jolliot Curie fotografato nella sua abitazione assieme alla moglie Irene al filosofo Jean Paul Sartre intento a discorrere con un suo amico fumando la pipa in una strada di Parigi. Ad ispirare Bresson negli ultimi anni della sua carriera, contraddistinti anche dal rinnovato uso del pennello, il paesaggio bucolico della Provenza: proprio in questa regione l’artista muore nel 2004 alla soglia dei 96 anni. A divulgare la sua notevole opera ancora oggi la moglie Martine Franck e la figlia Melanie attraverso una Fondazione istituita nel 2002 e pienamente riconosciuta dallo Stato francese come ente di pubblica utilità.
“The mind’s Eye”, a cura di Simona Perchiazzi, sarà visitabile sino al prossimo 28 luglio durante il consueto orario di apertura del Pan.

Angelo Zito

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