Come nasce il progetto di Street Art tra i bassi dei Quartieri Spagnoli, tra icone della modernità e ibridazioni locali

Ho conosciuto Roxy in The Box dieci anni fa. Platinatissima, zeppe un po’ improbabili, presentava un video in cui correva tra gli scaffali di un supermercato vestita da Rossella O’Hara.

Mi ricapita di vederla ogni tanto in giro, per il centro: è sempre platinatissima e porta sempre zeppe un po’ improbabili. L’ultima volta che l’ho incontrata ho comprato una delle sue shopper: una carta d’identità più che una borsa di tela, un quadrato di stoffa che racconta la città, i suoi protagonisti diventati icone contemporanee, la voglia di restare, il colore dentro. E quella sana faccia tosta che solo una lazzara inside porta in giro con la disinvoltura dovuta.
In queste ore Roxy è alla ribalta delle cronache con un progetto straordinario (un progetto reso possibile grazie a Salvatore Iodice, prezioso aiuto nell’organizzazione e nella messa in opera dei lavori), un intervento che tecnicamente chiameremmo di street art, ma che a mio avviso, è qualcosa di più. Si chiama Chatting, letteralmente ‘chiacchierando’ e porta le icone contemporanee, quelle internazionali (in forma di stancil) fuori ai bassi dei Quartieri Spagnoli, imponendo un confronto coloratissimo e surreale, che sfida ogni logica spazio-temporale, tra i miti della nostra città e quelli dell’universo mondo.
Trova le differenze, sembra suggerirci la biondissima Roxy.
Perché Amy Winehouse non può spuntare montagne di spollichini insieme a Carmelina? E perché Marina Abramovic non può sedersi sciattamente fuori a un vascio ad osservare i motorini che fanno il cavallo, il televisore a tutto volume che vomita le epiche vicende amorose dei protagonisti di Uomini e Donne?
Appunto, perché no? Ed è così, fluidamente, che quel ‘chatting’ trova la sua migliore traduzione in ‘inciuciando’, sport nazionale in cui gli abitanti dei vasci registrano primati da urlo, una cofecchia senza soluzione di continuità che cambia coordinate a seconda del paese di provenienza ma che con una coloratissima, irriverente livella mette sullo stesso piano i grandi e i piccoli del mondo, confondendone volti, voci, credi religiosi, status sociale.
Ma non solo Roxy si diverte ad operare questa piccola rivoluzione culturale, fa qualcosa in più: impone agli abitanti dei quartieri popolari una conoscenza di personaggi che diversamente non avrebbero mai approfondito, forza un incontro, favorisce il nascere di amicizie impossibili, in quella idea, tutta rivoluzionaria, che l’arte non può e non deve essere riservata all’apprezzamento di pochi, bensì destinata alla comunità tutta, alla fruizione della massa.
Impossibile non pensare, a proposito di Chatting, agli altri interventi di street art che in queste stesse ore stanno colorando i muri cittadini: al San Gennaro formato giga che investe l’area di Forcella, o, dello stesso Jorit , alla bimba Rom di Ponticelli. Interventi che a mio avviso, tuttavia, non riescono ad assolvere a quella funzione ludico-educativa in cui invece perfettamente riesce la nostra Roxy. Jorit racconta pure una realtà della nostra città, ripropone elementi in cui l’identità di massa si specchia e si riconosce. Racconta a suo modo altre icone, ma lo fa ponendo tra loro e gli abitanti della città una distanza siderale, creando così un vuoto di comunicazione incolmabile che separa invece di unire, che intimidisce invece che accogliere.
E’ invece l’umiltà con cui Roxy si pone rispetto al suo lavoro, rispetto al mondo dell’arte, rispetto a quell’universo pop cui attinge a piene mani senza tentare di voler sembrare qualcosa di diverso, qualcosa di meglio, qualcosa di più raffinato, che la rende unica nel suo genere, sana, autentica. Sono i suoi modi spicci, il suo accento inequivocabilmente partenopeo, i suoi capelli, il suo credere fortemente, intimamente, che tra Barack Obama e Ciruzzo o’ biondo non c’è nessuna differenza, il suo decretare che anche Fortuna delle banane (quella specie di madonna con la gallina che da un secolo e mezzo anima piazzetta Pignasecca) può finire su una shopper – la mia preferita, naturalmente.
Ed è la ragione per cui sono pazza di lei, nonostante le zeppe.

Sarah Galmuzzi

roxy_ildesk

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