Domenica a Napoli est la processione della tradizionale festa. Niente paranze né folklore: “Solo devozione”

NAPOLI – Il “carro” è già da giorni posizionato all’ingresso della Basilica del ’500 in piazza Aprea. Sembra sfidare in altezza il campanile giallo in stile neoclassico che riflette il sole cocente agostano. Alcuni uomini sono intenti a montare i nuovi pannelli tutt’intorno lo scheletro dell’obelisco. Tecnicamente si dice istoriare, ma il verbo rivestire dà l’idea umana del prendersi cura di un divino fattosi concreto. Non c’è miracolo però, qui l’epifania è tutta nell’anima di un quartiere che si muove sinergicamente. Visi accaldati, preparativi incessanti, entusiasmo a mille. È Ponticelli che attende l’alzata della piramide lignea, macchina da festa che domenica prossima trasporterà la statua della Madonna della Neve in ogni angolo del quartiere. Lei ne è la protettrice, di quell’agglomerato prima contadino, poi operaio, prima regio casale, poi Comune. Poi figlio della falsa utopia del cemento, figliastro della mala politica. La Madonna che esce e va a trovare i suoi figli. Non uno struscio fine a se stesso, ma un sacrificio collettivo per riconoscersi come comunità e che restituisce l’immagine di un’altra Ponticelli. Al di là degli stereotipi reiterati, dei paradigmi cristallizzati. Di quella periferia anomalia sociale da correggere e invece semplicemente da riscoprire.
IL COMITATO: PONTICELLI CITTADELLA MARIANA – “È una celebrazione unica nel suo genere, fatta solo per fede e devozione – spiega Giovanni Aprea, presidente del comitato organizzatore e delegato dal parroco del Santuario -. A Ponticelli è l’ultima cosa buona che ci è rimasta, le difficoltà per organizzarla sono notevoli, però ci mettiamo tutto il cuore perché è un momento di aggregazione forte, sano. Chi è nato qui ed è dovuto emigrare, o anche chi semplicemente è in vacanza, in questi giorni ritorna per la processione, è una festa secolare che si tramanda di padre in figlio. Si parla ormai del nostro quartiere solo per fatti negativi, di degrado e cronaca nera, che disgregano, in questo caso invece il rito religioso unisce tutti i ponticellesi, Ponticelli diventa cittadella mariana”. Dalla Basilica il “carro”, alto quasi 20 metri e pesante 25 quintali, sulla cui cima viene posta l’immagine sacra tramite un ascensore manuale interno, sarà portato a spalla da 250 persone, 400 in tutto che si alternano nell’immane sforzo, percorrendo le 4 strade storiche del quartiere della periferia orientale che formano una croce: corso Ponticelli, via Santa Croce, via San Rocco e viale Margherita.

 
I PORTATORI, TUTTI PROTAGONISTI VOLONTARI – Una processione lenta e faticosa che dura un’intera giornata, dalle 10 alle 19, e coinvolge migliaia di persone. Nessuna paranza, niente corporazioni, nessun folklore mercificato, senza inchini e strumentalizzazioni della partecipazione emotiva. Tutti volontari, tutti protagonisti, chiunque può essere portatore in qualsiasi tratto e momento del tragitto. Anche le donne, e, dall’anno scorso, insieme a loro i bambini. Sotto la guida del capovoce, figura che si eredita in famiglia, e al suo grido “oiz” e “opos”, alzare e posare, che sincronizza i movimenti del carro, i 250 portatori nella loro marcia serrata risponderanno con un “jamm annanz”, andiamo avanti, per darsi la forza di proseguire. Alla fine di questa domenica d’agosto, “è passato nat’anno”, è trascorso un altro anno, sarà l’augurio tra ponticellesi. “Come se fosse Capodanno, è l’unità di misura del nostro tempo” chiarisce Aprea.

 
L’ORGANIZZAZIONE LUNGA UN ANNO, IL CULTO CHE AGGREGA – Ma non basta un giorno per onorare la Madonna che con il braccio destro regge il Bambinello e con la mano sinistra un pugno di neve, in ricordo del miracolo avvenuto a Roma nel IV secolo. È da ottobre che si cominciano a raccogliere tra cittadini e commercianti le offerte libere destinate all’organizzazione della festa abbellita da momenti ludici, come i fuochi pirotecnici o i giochi d’acqua, e che entra nel vivo il 5 agosto, giorno del calendario liturgico in cui si celebra la Madonna della Neve, per concludersi la domenica successiva con la solenne processione dell’intronizzazione. «Pochi euro al mese o a settimana – sottolinea il parroco don Ciro Cocozza -, queste le donazioni fatte in base alla disponibilità di ognuno, lo chiamiamo il fiore a Maria». Fare affabile ed energico, don Cocozza aggiunge che «non è una festa parrocchiale, ma di tutta Ponticelli, Maria è la mamma nostra». Tanto che domenica sono previste due benedizioni dei bambini nati nell’ultimo anno, in due tappe del “carro”, a corso Ponticelli e in viale Margherita, durante le quali c’è l’atto di affidamento alla Madonna e si dona ai piccoli uno scapolare, un abitino, quasi a rappresentare il manto divino che protegge. E il culto diventa identità, forza primordiale di appartenenza. Ad una storia, ad una città che è innanzitutto radice di memoria comune, che ha prima cooptato la periferia e poi l’ha dimenticata, emarginata. “Miettece ’a mano toja”, mettici la mano tua, resta l’invocazione dell’intera comunità ponticellese.

Claudia Procentese

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