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Trasformazione di ABC Napoli in SpA, la frattura tra comitati e Pd si allarga

Redazione by Redazione
8 Giugno 2026
in Campania, Napoli, Notizie correlate
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I movimenti vedono un rischio per il futuro dell’acqua pubblica, Acampora garantisce che non entreranno mai i privati. Silenzio dei sindacati sul destino dei lavoratori

La possibile trasformazione di ABC Napoli da Azienda Speciale a Società per Azioni interamente pubblica continua ad alimentare un duro confronto politico e sociale. Da una parte il Coordinamento Campano Acqua Pubblica e il Comitato Acqua Pubblica Napoli, che vedono nella societarizzazione il primo passo verso una futura privatizzazione del servizio idrico; dall’altra il Partito Democratico, che considera il cambiamento della forma giuridica un passaggio obbligato dalla normativa e compatibile con il mantenimento di un controllo pubblico totale.

I comitati hanno convocato un sit-in in piazza Municipio per mercoledi 10 giugno a partire dalle 10 in occasione della Conferenza dei Capigruppo del Consiglio comunale chiamata a discutere il futuro dell’azienda. La mobilitazione nasce dalla convinzione che la trasformazione di ABC in S.p.A., anche se interamente pubblica, possa aprire la strada all’introduzione di logiche di mercato nella gestione di un bene comune fondamentale come l’acqua.

Secondo i movimenti per l’acqua pubblica, l’attuale modello dell’Azienda Speciale rappresenta una garanzia democratica e partecipativa coerente con l’esito del referendum del 2011. Per questo i comitati ribadiscono la loro assoluta contrarietà a qualsiasi ipotesi di societarizzazione, sostenendo che ABC abbia dimostrato negli anni di essere in grado di garantire un servizio efficiente senza gravare sui cittadini.

Di segno opposto la posizione del Partito Democratico napoletano, che respinge ogni accusa di privatizzazione e sostiene che l’acqua resterà pubblica indipendentemente dalla forma giuridica dell’azienda.

A chiarire ulteriormente la posizione del gruppo dem è intervenuto il capogruppo in Consiglio comunale, Gennaro Acampora, che ha ricondotto la trasformazione a un preciso obbligo normativo. «Nessuna privatizzazione di Acqua Bene Comune, basta con l’inutile allarmismo: a Napoli l’acqua è pubblica e resterà pubblica, in linea con l’identità del Partito Democratico e con quanto deciso dai cittadini nel referendum del giugno del 2011. Ma serve anche un’azienda più solida, con una struttura che valorizzi i 130 milioni fatturati e li investa al meglio, tanto in assunzioni per progressioni e concorsi, quanto nella qualità della rete. Noi vogliamo solo un miglioramento dell’azienda, anche attraverso un dialogo con la Regione competente in materia, ma senza mai mettere dubbio la natura e le finalità pubbliche».

«A chi paventa la presunta privatizzazione della forma giuridica di ABC, bisogna chiarire che la trasformazione dell’azienda speciale nasce innanzitutto da un obbligo di legge da parte dello Stato. Tale obbligo tuttavia non intacca in alcun modo la natura del capitale che resterà pubblico, con una società che sarà interamente partecipata dal Comune di Napoli» – ha aggiunto Acampora

Acampora ha inoltre richiamato il quadro normativo e giurisprudenziale europeo per sostenere che il passaggio a una S.p.A. non comporterebbe alcuna apertura ai privati. «Come dimostrano tanto il diritto quanto la giurisprudenza europea, accompagnare il vincolo della gestione in house a una nuova S.p.A. significa sottoporla automaticamente a un totale controllo pubblico. In sostanza non può privatizzarsi, non può aprire ai privati, non può neppure prevederlo nel proprio statuto, altrimenti configurerebbe un illecito».

Il capogruppo democratico ha poi insistito sugli aspetti economici e gestionali del progetto. «Si confermano il reinvestimento obbligatorio degli utili nel servizio quanto il divieto assoluto di logiche di mercato. In questo modo diventerà un modello di gestione pubblica blindato contro qualsiasi logica di privatizzazione».

Parallelamente Acampora ha annunciato un ordine del giorno con tre richieste rivolte alla Regione Campania e all’Ente Idrico Campano. «Serve un tavolo tecnico con la Regione e l’Ente Idrico Campano per chiedere innanzitutto un parere circa la possibilità di proroga del Servizio Idrico Integrato ad ABC Napoli Azienda Speciale. Se tale parere fosse negativo, chiediamo che la Regione si esprima sulle forme societarie compatibili con la normativa vigente in cui andrebbe trasformata ABC Napoli al fine di ottenere l’affidamento in house».

E ancora: «Qualora non sia possibile la proroga, chiediamo sempre alla Regione di verificare la possibilità di accedere dal 2028 a fondi regionali, nazionali e comunitari per finanziare le opere del Servizio Idrico Integrato che prevedano come soggetto beneficiario e attuatore ABC Napoli Azienda Speciale».

Le differenze tra le due posizioni restano profonde. Per i comitati, il problema non riguarda soltanto la proprietà pubblica del capitale, ma la natura stessa dello strumento giuridico. L’Azienda Speciale viene considerata l’unica forma capace di garantire una gestione sottratta alle logiche societarie e di mercato. Il passaggio alla S.p.A. viene invece interpretato come un precedente che potrebbe rendere più semplice, in futuro, un eventuale processo di privatizzazione.

Il Partito Democratico sostiene invece una tesi diametralmente opposta: la forma societaria non metterebbe in discussione il carattere pubblico del servizio, poiché il controllo del Comune resterebbe totale e rigidamente disciplinato dalla normativa sull’affidamento in house. Per i democratici, la trasformazione rappresenterebbe dunque uno strumento per rafforzare l’azienda e aumentarne la capacità di investimento senza rinunciare ad alcuna garanzia pubblica.

Nel dibattito colpisce anche l’assenza di prese di posizione pubbliche particolarmente forti da parte delle principali organizzazioni sindacali confederali. CGIL, CISL e UIL non hanno finora assunto un ruolo di primo piano nella controversia, lasciando che il confronto si sviluppi soprattutto tra movimenti, amministrazione comunale e forze politiche.

Una questione che appare tutt’altro che secondaria, poiché il confronto sulla trasformazione di ABC non riguarda esclusivamente la forma giuridica dell’azienda e il modello di gestione del servizio idrico, ma coinvolge direttamente anche il futuro occupazionale dei lavoratori e delle lavoratrici. Proprio per questo, una maggiore chiarezza sul percorso che l’amministrazione comunale intende intraprendere viene ritenuta indispensabile affinché il personale possa conoscere con precisione quali effetti potrebbero derivare da un eventuale cambiamento dell’assetto societario.

La tutela occupazionale rappresenta infatti un elemento centrale della vicenda. I dipendenti di ABC hanno il diritto di sapere se e in che modo la trasformazione potrebbe incidere sulle condizioni di lavoro, sulle garanzie contrattuali, sull’organizzazione aziendale e sulle prospettive future dell’azienda. In una fase così delicata, il ruolo delle organizzazioni sindacali dovrebbe essere quello di contribuire a fare piena luce sugli aspetti che riguardano il personale, promuovendo il confronto e ottenendo tutte le rassicurazioni necessarie a tutela dei lavoratori.

La partita sul futuro di ABC Napoli si conferma dunque uno dei temi più delicati per la città. Da una parte la difesa dell’Azienda Speciale come baluardo contro qualsiasi possibile privatizzazione; dall’altra la convinzione che una S.p.A. interamente pubblica possa rappresentare un modello più efficiente senza tradire il principio dell’acqua come bene comune. Sullo sfondo resta la richiesta di trasparenza avanzata da cittadini, comitati e lavoratori, chiamati a confrontarsi con una scelta destinata a incidere non soltanto sul futuro del servizio idrico napoletano, ma anche sugli equilibri sociali e occupazionali legati a una delle più importanti aziende pubbliche della città.

Ciro Crescentini

Tags: abc napoliacqua pubblicalavoratori ABC Napoliprivatizzazione servizio idricotrasformazione in S.p.A.
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