“La pesca nel Mediterraneo antico” tra archeologia e veterinaria

E’ stato presentato al Mann il volume scritto da due medici veterinari appassionati di archeologia che ricostruisce l’importanza storica della pesca nel mondo antico e la sua continuità sino ad oggi

Un libro dedicato ad un’attività economica dalle remote origini, alla sua importanza storica ed alla sua continuità sino ad oggi, specialmente sul piano tecnologico. “La pesca nel Mediterreneo antico: i popoli, le specie acquatiche e l’economia” è il titolo del lavoro di due medici veterinari appassionati di archeologia, Michele Di Gerio e Aniello Anastasio, che è stato presentato nel pomeriggio odierno al Mann.

 

 

Ad introdurre la conferenza il direttore della struttura museale partenopea, Paolo Giulierini: “ La pesca è sicuramente un’attività importante nell’economia del mondo antico e lo dimostrano i tantissimi reperti custoditi qui al Mann che ad essa si legano. Ci sono tuttavia alcuni suoi aspetti, come il clima, l’ambiente, la piscicoltura, che non possono essere trattati dagli archeologi ma che richiedono necessariamente competenze altre. Il valore del libro– ha aggiunto Giulierini – risiede tanto nella rigorosità del suo approccio multidisciplinare quanto nel lodevole tentativo di ricostruire l’ideologia a monte di questa attività. Esistono, infatti, tra i concetti di pesca d’insidia e di pesca eroica altri gradi intermedi che spesso sono stati rappresentati nell’arte del passato (basti pensare alle pitture funerarie dell’etrusca Tarquinia) e che nel lavoro sono stati opportunamente evidenziati”.

 

 

 

I due autori hanno poi preso la parola, spiegando le circostanze che hanno portato alla stesura del testo: “Dirigevo alcuni anni fa un Master in cui si parlava di pesca a livello veterinario  ed in quello stesso periodo conobbi Michele di cui ebbi subito prove della sua grande preparazione sulla materia  – ha così esordito Aniello Anastasio, docente presso la Facoltà di Veterinaria dell’Università Federico II – Dopo averlo invitato a tenere una delle lezioni di quel corso e visto il gran successo ottenuto presso gli allievi, lo convinsi a scrivere un volume attraverso il quale potesse trasmettere ad un pubblico più vasto le sue nozioni, promettendo allo stesso tempo di aiutarlo. Il mio contributo – ha specificato Anastasio – si è indirizzato soprattutto nella ricerca delle analogie tra passato e presente: come oggi, già nell’antichità i Romani usavano il sale per conservare il pesce dopo averlo privato di tutte le interiora; inoltre, i tituli picti apposti sulle loro anfore da trasporto corrispondevano in pratica ai marchi e alle ragioni sociali delle odierne aziende di confezionamento e contenevano in sé, altresì, dati sulla provenienza, sull’età e sulla qualità del pescato al fine di enfatizzarne il valore commerciale, un po’ come accade oggi nell’uso delle terminologie sui prodotti ittici inscatolati o surgelati!”.

 

 

 

Michele Di Gerio, che oltre ad essere un tecnico della materia è altresì laureato in Conservazione dei beni culturali ad indirizzo archeologico, si è addentrato maggiormente nella  metodologia di base adottata: ”L’impalcatura del libro è costituita dalle fonti letterarie antiche, sia greche che latine: in particolare, Plinio il Vecchio ed Ovidio si sono rivelati molto utili nello studio delle specie acquatiche lacustri, fluviali e marine. La documentazione letteraria è stata supportata, inoltre, dalle fonti iconografiche, alcune delle quali molto celebri come i mosaici della casa del Fauno di Pompei. Tante le cose che mi hanno incuriosito nel lavoro: già al tempo di Platone in Egitto si praticavano tecniche di allevamento dei pesci ma prima ancora, nella Roma monarchica, esistevano collegia di pescatori corrispondenti a vere e proprie corporazioni alle quali potevano anche associarsi i pescivendoli. Messi a confronto – ha concluso l’autore – i pescatori romani vivevano meglio rispetto ai loro colleghi magno-greci: addirittura, tre dei quattro i cui nomi ho recuperato dagli idilli di Teocrito, descritti nelle loro umili condizioni di vita, sarebbero sfortunatamente morti durante lo svolgimento del loro lavoro!”.

Pubblicato dall’Editore Guida, “La pesca nel Mediterraneo antico” è già acquistabile presso il bookshop del Mann.

Angelo Zito

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest