Libri&Autori: La brillante luce che trapela dal canto di Tiziana Rogo

Qui di seguito, l’intervista alla bravissima cantante in arte Lumenn, che ha pubblicato recentemente il video della sua cover The Wolven Storm, tratto dal videogioco The Witcher 3.

Sulla tua pagina ufficiale di Facebook si legge: “First of all, a Dreamer Engaged With Music”. Engaged è un termine che, in inglese, indica una promessa d’amore. Puoi ampliare e spiegare questa descrizione che fai di te a chi ti ascolta per la prima volta?

La musica ho imparato a conoscerla, l’ho sempre cercata e mi è sempre piaciuta. “Engaged” perché, ad un certo punto, ho deciso che questo con la musica sarebbe diventato un legame talmente profondo che sarebbe stato impossibile da sciogliere.
Tutte le cose che ci fanno provare forti emozioni a volte ci spaventano, ci mettono di fronte ai nostri limiti, ci fanno uscire da quella che è in qualche modo la nostra comfort zone, e grazie alla musica -qualcosa che mi piace talmente tanto da decidere di portarla di fronte ad altre persone- ho imparato ad affrontare e superare i miei limiti, le mie paure. Avevo 21 anni quando ho iniziato a studiare canto e c’è stato il vero incontro con la musica; gradualmente, poi, ho deciso che essa sarebbe stata la mia dedizione, quindi ci ho stretto un patto, un patto d’amore, come in un fidanzamento. Perché vedi, anche nei legami con le persone, che sia un rapporto di amicizia o amore, devi sempre andare oltre te stesso e aprirti a ciò che è l’altro; ugualmente succede nel rapporto con la musica, che ti mette costantemente di fronte ai tuoi limiti e ti spinge a essere sempre recettivo.

C’è stato un momento o un episodio che è stato determinante nella scelta di dedicare la tua vita alla musica?
È difficile indicare un momento preciso che sia stato determinante. Anche quando non studiavo ancora canto (mi sono diplomata in Fotografia, quindi dapprima studiavo tutt’altro), la musica ha sempre fatto parte della mia vita e anche da ascoltatrice io riconoscevo che in quel mondo stavo bene. Poi si è aperto uno spiraglio, la musica si è fatta strada dentro di me in modo naturale ed io mi sono lasciata attraversare. Forse, se dovessi indicare un episodio questo consisterebbe in una delle mie prime lezioni di canto lirico. Ad un certo punto la mia voce diventò talmente grande da occupare tutta la stanza; ho sentito quelle vibrazioni, quel suono tanto potente che quasi mi ha spaventata, ma al contempo mi ha dato una spinta: volevo andare oltre e scoprire sempre di più la mia voce e le sue potenzialità.

La tua nuova cover, “The Wolven Storm”, è una canzone d’amore tratta dal videogioco “The Witcher 3”. Perché hai deciso di farla tua e di proporla al pubblico?
Sono appassionatissima di colonne sonore e ambientazioni Fantasy, e queste in primis mi hanno colpito del gioco. La canzone in particolare me l’ha fatta scoprire una persona a me carissima, che dopo averla ascoltata me l’ha proposta e mi ha detto che secondo lei sarebbe stata nelle mie corde. A me è piaciuta sin da subito e mi ha colpito la storia, un amore impossibile che non riesce a concretizzarsi, che mi ha commossa. Quindi ho solo atteso il momento giusto per dedicarmici.

Per questa cover hai girato un video in una location molto suggestiva. Ci racconti un po’ dell’esperienza?
Certo! La chiesa dove ho girato il video insieme ad un bravissimo musicista e mio grande amico, Victor Mazzetta, che mi ha aiutata con l’arrangiamento alla chitarra di The Wolven Storm, è la chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta, datata 1080 d.C. circa e che si trova a Rosciolo di Malignano dei Marsi in Abruzzo. L’ho scoperta per caso, quando durante un mio live della scorsa estate in Abruzzo un amico mi riferì che c’era una donna del posto che avrebbe avuto piacere che cantassi lì.  È un posto magico, alle pendici del monte Velino, e non appena ho visto quella chiesa ho sentito la canzone, è stata un’associazione immediata. Naturalmente abbiamo dovuto chiedere diversi permessi (poiché la chiesa è sede di funzioni e celebrazioni), in primis al parroco, don Vincenzo, sacerdote ultranovantenne il quale si è ben assicurato che non avremmo fatto nulla di strano (ride) e che avremmo rispettato il luogo in cui ci saremo trovati.

Coloro che digitano “Lumenn” su YouTube e scoprono il tuo canale noteranno che la maggior parte dei brani che hai pubblicato sono legati alla natura e hanno delle sonorità che ricordano quasi dei mondi incantati. Evidentemente, Tiziana in prima persona vive il rapporto con la natura come una sorta di magia, che condivide con gli altri attraverso il canto di Lumenn.  È così?
Sì, assolutamente.

La domanda sorge quindi spontanea: quanto di Tiziana c’è in Lumenn? E in quale messaggio vuoi trasformare tutte le sensazioni che raccogli in te e che condividi grazie alla musica?

Non è una risposta facile… Al giorno d’oggi, dove il personaggio conta anche più della persona, non è una cosa scontata essere se stessi e talvolta può addirittura rappresentare uno svantaggio. Viviamo in un mondo di apparenze, dove ognuno vuole essere al centro dell’attenzione, vuole sempre dire sempre la sua; c’è condivisione anche delle cose più banali, che non sarebbe necessario mostrare agli altri. Per quanto mi riguarda, se non sono profondamente convinta di qualcosa questa non si palesa affatto all’esterno e la condivisione risulterebbe per me impossibile. Tutto quello che è uscito dal progetto Lumenn ha rappresentato dei piccoli step, che hanno segnato a poco a poco delle tappe importanti nel percorso della mia vita, e fondamentalmente in Lumenn c’è tutto di Tiziana: il mio amore per la natura, che sento come casa e che è una delle cose che mi ispira di più quando canto. Nella mia arte non c’è la volontà di trasmettere un messaggio preciso, ma esplico quello che è il desiderio di far vivere la musica attraverso di me, quindi il desiderio di creare una vera connessione con chi mi ascolta. Ciò che voglio condividere è la mia passione, non voglio creare dei contenuti che catturino l’attenzione o altro, ma lasciare che grazie al mio canto la musica fluisca e raggiunga chi è pronto ad accoglierla.

 

C’è un brano che hai pubblicato a cui sei particolarmente legata?
Come ti ho detto prima ogni cosa è uscita per un motivo, quindi sono legata a tutti i lavori che ho pubblicato. A doverne indicare uno, però, forse tra questi sarebbe The Wind that Shakes the Barley, in quanto è stato il primo video in cui ci ho messo la faccia. È stato un esperimento, poiché è stato girato completamente con il mio cellulare… Roba che un videomaker si metterebbe le mani nei capelli (ridiamo), ma per me è stato importante.

 È nei tuoi progetti proporre al pubblico degli inediti?

Sì, mi sento molto in movimento in questo periodo e ci sono degli inediti a cui sto lavorando. In particolare, ho un progetto legato al tema del silenzio, inteso come silenzio interiore.  Nella vita ci sono dei momenti in cui, per quanto tu possa avere il supporto delle persone care, ti trovi ad essere da solo con te stesso e scopri in te delle emozioni forti, di cui devi trovare la radice. Questo è lo spunto che mi sta conducendo a sperimentare cose nuove, e un’occasione in cui ho potuto proporre dal vivo questo tipo di musica è stato il live in Abruzzo della scorsa estate (a cui ho accennato anche in precedenza). Oggetto della performance, che ho condiviso con il mio compagno nella musica e nella vita Frank Fogliano, è stata una composizione lunga venti minuti dove non è stata detta una parola: la voce diventava strumento, e abbiamo strutturato il tutto con dei synth, delle sequenze composte e registrate da me e delle percussioni, null’altro. Il mio intento è quello di far vivere un’esperienza sonora particolare, che induca quasi a dei momenti di meditazione. Ad esempio, il pubblico che era presente al live è stato bendato per circa 10 minuti, costretto al solo ascolto, e la cosa sorprendente è stata notare quanto le persone si siano lasciate trascinare nell’esperienza ben volentieri! (ride) Sento di dover ancora approfondire per poter poi dare luce a ciò che ho in mente, ma conto di mandare in registrazione dei brani che seguiranno questa linea di sonorità.

Siamo ufficialmente entrate nell’argomento “live”. C’è stata un’esperienza dal vivo che ti è rimasta nel cuore? E in generale come vivi il contatto diretto col pubblico?

Guarda, manco a farlo apposta ti rispondo indicandoti di nuovo il live della scorsa estate in Abruzzo. Reputo che quella sia stata l’esperienza più forte, innanzitutto perché era la prima volta che portavo sul palco dei lavori miei, tra l’altro molto particolari e che mirvano a coinvolgere il pubblico in un modo nuovo, quindi non sapevo come avrebbe potuto reagire. Poi, era la prima volta che condividevo “in duo” un live con il mio compagno, nei confronti del quale nutro una profonda stima come musicista. Prepararci insieme per giorni e sentire la complicità e il legame che ci uniscono nella vita anche durante la performance è stato molto bello ed emozionante.

Per quanto riguarda il contatto diretto col pubblico, all’inizio per me non è stato affatto facile: un cantante che non suona, che è da solo con la sua voce di fronte alle persone ha sempre un impatto molto forte e in particolar modo era un impatto forte per me, che ero timida e ho sempre evitato di stare al centro dell’attenzione. Col passare del tempo però ho imparato a superare questo mio limite e pian piano ci ho preso gusto: attualmente prima di un concerto continuo ad essere in soggezione, ma dal momento in cui metto piede sul palco e sento l’energia delle persone vorrei che quel momento non finisse mai.

Tiziana, con le domande ho finito… Ho percepito tutta la tua emozione mentre parlavi e mi sono emozionata molto anche io. Per me è stato un piacere grandissimo poterti intervistare.

Ne sono contenta, e il piacere è stato tutto mio.

                                                                                 P. Primarosa Pugliese

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