Mostra dell’artista di Torre del Greco nella Basilica di San Giovanni Maggiore

NAPOLI – Nell’ambito del programma del Maggio dei Monumenti, la Basilica di San Giovanni Maggiore a Napoli ospita la mostra del pittore Ciro Adrian Ciavolino dedicata a Giacomo Leopardi, la cui tomba, al Parco di Virgilio alle spalle della chiesa della Piedigrotta e sottoposta ad un recente accurato restauro, è tornata ad essere visitabile dal pubblico a partire dalla fine del mese scorso.

Nativo di Torre del Greco, Ciavolino intende con tale lavoro celebrare il grande poeta italiano il quale, vivendo a Napoli gli ultimi anni della sua tribolata vita, scrive alle falde del Vesuvio due celebri componimenti, “La Ginestra” e “Il tramonto della luna”. A tali versi rimandano due tele della mostra, intitolate rispettivamente “Ginestra” e “Canti”. Nella prima, la visione in diagonale della roccia da cui spunta la rinomata pianta, nonché il tramonto all’orizzonte rappresentano un presagio dell’imminente fine di Leopardi; nella seconda, invece, il senso di dolore e di frustrazione vissuto dal poeta viene espresso mediante un suo ritratto a mezzo busto fiancheggiato da un muro recante i versi del “Tramonto della luna” e schiacciato dalla superba mole del Vesuvio sullo sfondo.

Di grande impatto emotivo, altri dipinti relativi sempre ai più profondi stati d’animo provati dal poeta di Recanati: “Paura”, in cui un uomo avvolto in un panneggio illuminato dal rosso della lava e dai riflessi di un mare torbido è allegoria dei tormenti esistenziali di Leopardi; “Invidia”, dove sempre una figura maschile nuda, immersa in un’atmosfera azzurro-plumbea, si copre con un velo dagli attacchi dei nemici e delle malelingue. Non manca, altresì, un riferimento al domicilio napoletano del poeta, il Vico Pero a Materdei a cui è dedicato appunto il quadro “Vico”: davvero stridente il contrasto contenutistico e cromatico tra l’edicola votiva di San Gennaro sul fondo ed il triplice volto di un uomo, allusione, questa, al rapporto contraddittorio di Leopardi con la Chiesa cattolica e più in generale al suo atteggiamento scettico verso la fede e i santi.

Dopo aver apprezzato la tela intitolata “Silvia – e”, chiaro riferimento alla donna tanto amata e celebrata da Leopardi in alcuni componimenti, il visitatore, che può approfittare dell’occasione della mostra per ammirare una delle chiese più maestose di Napoli per importanza storica, non può non soffermarsi sul profondo significato di “Fossa”: il Vesuvio ed il mare, qui rappresentati, alludono al fatto che il poeta, già malato di colera, sarebbe morto durante uno dei tanti viaggi da Materdei a quella che poi sarebbe stata ribattezzata “Villa delle Ginestre”, a Torre del Greco; il teschio, invece, è metafora della sua prematura morte a 39 anni, mentre i calchi del suo volto, simili a vere e proprie maschere funerarie, esprimono l’immortalità della sua fama.

Angelo Zito 

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