A Castel dell’Ovo la scoperta delle “antiche ruine” di Paestum

La mostra contenente illustrazioni della città greco-romana sarà visitabile nelle Sale delle Esposizioni del Castello sino al 17 maggio

Una mostra per riscoprire la bellezza e l’utilità delle “antiche ruine” attraverso le raffigurazioni di artisti e semplici viaggiatori del Grand Tour. Nelle Sale delle Esposizioni del Castel dell’Ovo a Napoli, in prossimità dell’edizione 2016 del Maggio dei Monumenti che sarà dedicata a Carlo di Borbone a trecento anni dalla sua nascita, “Paestum nei percorsi del Grand Tour”, a cura della Fondazione G.B. Vico, intende non solo omaggiare il sovrano che salvò da un fallito tentativo di distruzione la città greco-romana collegandola alla capitale del Regno mediante una nuova arteria viaria (l’attuale SS. 18) , ma anche favorire il rilancio turistico del sito in quanto fattore peculiare di sviluppo socio-economico del territorio campano.
L’esposizione rivela attraverso le opere le differenti motivazioni che indussero i rampolli delle più grandi famiglie aristocratiche europee, nonché gli studiosi di arte, archeologia ed architettura a recarsi in un luogo da secoli malsano e versante in uno stato di abbandono di cui i tre templi urbani erano diventati ormai una sorta di immagine simbolo. Da alcune carte topografiche, come “Topographia Paestana” di Paolantonio Paoli e “Il Regno di Napoli nelle sue dodici Province” di Jeremiae Wolff, finalizzate ad inquadrare orientativamente la posizione geografica del rinomato insediamento, si passa agli schizzi-rilievi di Filippo Morghen, autore di vedute esterne ed interne del cosiddetto “Tempio esastilo” in onore della dea Atena, e Thomas Major che coglie, oltre che una delle quattro porte di accesso alla polis, il Tempio pseudodiptero o Basilica, in realtà l’edificio dedicato con molta probabilità ad Era, moglie del sommo Zeus. Di grandissimo valore le incisioni di Piranesi: realizzate intorno al 1778, data del viaggio in Campania dell’artista, tali illustrazioni preannunciano il successivo clima culturale romantico mediante l’applicazione di arditi slanci prospettici, che deformano le solide proporzioni dei templi, e l’accostamento di mandrie di buoi guidate dai pastori. Alla struttura consacrata al dio Nettuno è dedicato, invece, un lavoro di Christian Wilhelm Allers del 1895 che fotografa una scena di corrente attualità: un gruppo di turisti consuma il suo pranzo a sacco seduto sui gradoni del basamento dell’edificio.
Uno dei pregi della mostra consiste altresì nella rappresentazione della varietà delle tecniche e dei supporti utilizzati nel corso del tempo dagli artisti: degne di menzione le gouache di Antonio Coppola e di Guglielmo Giusti, le litografie acquerellate di Federico Gatti e Gaetano Dura (su disegno di Giacinto Gigante), gli oli su carta, incollati a loro volta su cartone, di Anton Sminck Pitloo ed il bellissimo olio su tela di Franz Ludwig Catel con il maestoso panorama retrostante ai templi costituito dalla Costiera Amalfitana e dall’isola di Capri.
“Paestum nei percorsi del Grand Tour” è visitabile gratuitamente sino al 17 maggio tutti i giorni durante il normale orario di apertura al pubblico del Castel dell’Ovo.

Angelo Zito

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest