Alla Casa Circondariale “P. Mandato” la seconda edizione di “Transizioni e Trasformazioni. L’educazione non si arresta!”. Al centro dell’incontro, una ricerca avviata nel 2023 sul valore dell’istruzione universitaria nei percorsi educativi e di reinserimento sociale. Tra i relatori anche alcuni studenti detenuti.
Ci sono luoghi in cui l’idea di futuro sembra più difficile da immaginare. Eppure è proprio in questi luoghi che lo studio può assumere un significato ancora più profondo. È questo il filo conduttore della seconda edizione di “Transizioni e Trasformazioni. L’educazione non si arresta!”, iniziativa promossa dal Polo Universitario Penitenziario (P.U.P.) dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e dal Dipartimento di Scienze Sociali.
L’appuntamento è in programma venerdì 25 settembre, dalle 9.30 alle 13.30, alla Casa Circondariale “P. Mandato” di Napoli-Secondigliano, nell’ambito delle iniziative della Notte Europea dei Ricercatori.
L’incontro nasce da un percorso di ricerca e formazione avviato nel 2023 e dedicato a un tema particolarmente significativo: comprendere i bisogni educativi degli studenti detenuti e analizzare il rapporto tra l’offerta formativa universitaria, le pratiche didattiche e i processi di apprendimento che si sviluppano all’interno del contesto penitenziario.
Ma il progetto non si limita a osservare ciò che accade nelle aule universitarie del carcere. La ricerca guarda anche alle trasformazioni che lo studio può accompagnare nel percorso individuale degli studenti e al possibile ruolo dell’istruzione universitaria nei processi di risocializzazione.
A raccontare questa esperienza non saranno soltanto docenti e ricercatori. Una parte centrale dell’incontro sarà affidata proprio ad alcuni studenti detenuti, che interverranno in qualità di relatori per presentare i risultati della ricerca e condividere il significato del percorso universitario intrapreso.
È anche attraverso la loro voce che il tema delle “transizioni” e delle “trasformazioni” acquista concretezza. L’università, in questo contesto, non è soltanto un luogo in cui acquisire conoscenze e conseguire un titolo di studio, ma può diventare uno spazio di confronto, responsabilità e costruzione di nuove prospettive.
La scelta di portare la Notte Europea dei Ricercatori all’interno di un istituto penitenziario assume quindi un valore particolare. La ricerca esce dai tradizionali luoghi accademici e incontra una realtà nella quale educazione, formazione e conoscenza si intrecciano con percorsi personali complessi.
Il messaggio racchiuso nel titolo dell’iniziativa è diretto: “L’educazione non si arresta”. Un’affermazione che richiama il ruolo che lo studio può svolgere anche all’interno di un percorso detentivo, aprendo uno spazio di riflessione sulle possibilità offerte dalla formazione e sulla funzione dell’università nel favorire percorsi di cambiamento.
L’iniziativa sarà inoltre un’occasione per presentare e discutere i risultati del lavoro di ricerca avviato nel 2023, mettendo in dialogo il mondo accademico con l’esperienza diretta degli studenti coinvolti.
La partecipazione della stampa
La stampa è invitata a partecipare all’evento. Sono consentite riprese fotografiche e video, ma esclusivamente con un operatore accompagnato da un giornalista.
Particolare attenzione è prevista per la tutela delle persone detenute coinvolte nell’iniziativa. Gli studenti partecipanti appartengono al regime detentivo di Alta Sicurezza. Nel rispetto delle disposizioni vigenti e delle esigenze di ordine e sicurezza, è tassativamente vietata la riproduzione fotografica, video o fonomeccanica dei volti e delle persone dei detenuti appartenenti a tale circuito. Una prescrizione che dovrà essere rigorosamente osservata dagli operatori dell’informazione presenti all’appuntamento.
Per informazioni
Per informazioni sull’evento è possibile contattare il Comitato Scientifico e Organizzativo:
Prof.ssa Sandra Vatrella – [email protected]; Dott.ssa Maria Chiara Calo’ – [email protected]; Prof. Olindo De Napoli – [email protected]; Commissione P.U.P. – Dipartimento di Scienze Sociali Università degli Studi di Napoli “Federico II”
A Secondigliano, dunque, la ricerca si prepara a entrare in carcere per ascoltare, raccontare e riflettere su un’esperienza nella quale l’università diventa anche occasione di confronto e crescita. Perché la detenzione può limitare la libertà, ma il percorso della conoscenza continua a non avere sbarre.
