Blitz del Movimento 7 Novembre agli uffici del sindaco Manfredi e dell’assessore Marciano: protestano contro la sospensione ministeriale dei 1200 tirocini per anomalie burocratiche.
Una mattinata di altissima tensione nel cuore dell’amministrazione comunale di Napoli. Un gruppo di donne disoccupate, aderenti allo storico Movimento 7 Novembre, è riuscito a fare irruzione dentro Palazzo San Giacomo, portando la protesta direttamente fuori dalle stanze del sindaco Gaetano Manfredi e dell’assessora al Lavoro Chiara Marciani.
La rabbia è tangibile, le parole d’ordine urlate nei corridoi non lasciano spazio a mediazioni: «Mantenete gli impegni» e, ancora più drastico, «Dobbiamo andare a lavorare o incendiamo la Città». Una mobilitazione preparata già dalle prime luci dell’alba, quando centinaia di manifesti con la scritta “Fate presto” – chiaro e drammatico richiamo alla storica prima pagina del Mattino post-terremoto – sono stati affissi in tutti i quartieri di Napoli.

Il nodo del contendere: il blocco dei 1200 tirocini
Al centro della rivolta c’è lo stop improvviso del progetto destinato a 1.200 neotirocinanti, un piano finalizzato all’inserimento lavorativo che è stato congelato dal Ministero del Lavoro per “rilevanti anomalie amministrative e procedurali”.
La situazione è delicatissima e rischia di scivolare dal piano politico-amministrativo a quello giudiziario. A confermarlo è lo stesso sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon:
«Se le anomalie saranno chiarite o superabili nel rispetto della normativa, il progetto potrà riprendere. Ma qualora dovessero emergere irregolarità tali da impedirne la prosecuzione, gli atti saranno trasmessi alle Autorità competenti.»
In parole povere: se gli ispettori ministeriali dovessero riscontrare violazioni non sanabili, il fascicolo passerà direttamente alla Procura della Repubblica.
Cosa c’è sotto la lente degli ispettori?
Le verifiche da parte di Roma stanno passando al setaccio ogni singolo passaggio burocratico del progetto. Secondo quanto emerso finora, i controlli si stanno concentrando innanzitutto sulla gestione dei tutor, in particolare sul rapporto numerico con i tirocinanti, sulla distribuzione di questo personale tra il Comune, le aziende partecipate e le cooperative coinvolte, e sulla conformità complessiva delle procedure amministrative adottate.
A queste prime verifiche, secondo indiscrezioni non ancora confermate ufficialmente provenienti da ambienti istituzionali, si starebbero aggiungendo ulteriori e più pesanti sospetti legati alla reale capacità organizzativa di alcune delle sedi ospitanti rispetto a quanto dichiarato sulla carta, al possesso effettivo dei requisiti richiesti da parte di alcuni beneficiari e alla correttezza delle dichiarazioni amministrative rese durante la fase di attuazione. Saranno solo gli accertamenti definitivi a stabilire se si tratti di semplici sviste formali o di irregolarità di altra natura.

Un limbo sociale: le domande senza risposta
La vicenda dei 1.200 tirocinanti napoletani non è più una semplice questione di ordine pubblico, ma un vero e proprio caso istituzionale. Da un lato ci sono oltre mille persone che si sentono beffate: avevano già firmato i contratti, sostenuto le visite mediche di idoneità, ottenuto la copertura assicurativa e persino iniziato le prime attività formative. Dall’altro, una macchina burocratica che si è inceppata sul più bello.
Restano sul tavolo interrogativi pesanti a cui le istituzioni dovranno rispondere al più presto. Ci si chiede, infatti, perché il progetto sia stato sospeso solo dopo l’avvio effettivo dei tirocini e se le anomalie non fossero già visibili in fase istruttoria. Resta poi da chiarire chi abbia validato e firmato gli atti ritenuti oggi anomali e che fine abbiano fatto i fondi aggiuntivi annunciati in precedenza per allargare la platea dei beneficiari.
Per i disoccupati napoletani il tempo delle promesse e della pazienza è scaduto. Ora si pretendono trasparenza, verità e l’individuazione delle responsabilità. E il silenzio, da parte di Comune, Regione e Ministero, non è più un’opzione percorribile.
Ciro Crescentini
