Dalle infiltrazioni alla manutenzione rinviata, gli esperti avvertono: migliaia di edifici necessitano di controlli approfonditi
Il cedimento parziale della palazzina di via Niglio, avvenuto nei giorni scorsi a Ercolano, riaccende l’attenzione sullo stato di salute del patrimonio edilizio dell’area metropolitana di Napoli. Un episodio che, secondo gli esperti, non può essere liquidato come un caso isolato, ma rappresenta l’ennesima manifestazione di una criticità diffusa che interessa numerosi edifici costruiti decenni fa e oggi sempre più esposti ai segni del tempo.
A lanciare l’allarme è Antonio Cerbone, tesoriere dell’Ordine degli Architetti di Napoli e coordinatore campano della Struttura Tecnica Nazionale della Protezione Civile, che invita a leggere quanto accaduto in una prospettiva più ampia.
«Non siamo davanti a un evento imprevedibile o improvviso, ma a un processo di degrado che si sviluppa lentamente negli anni. La sicurezza degli edifici non può essere affrontata soltanto dopo che si verifica un crollo», osserva Cerbone.
Secondo il professionista, diversi territori della provincia napoletana stanno da tempo mostrando segnali che meritano attenzione: fabbricati datati, manutenzioni rimandate, infiltrazioni trascurate e controlli effettuati in modo discontinuo.
Una situazione che, a suo avviso, emerge chiaramente anche dagli episodi registrati negli ultimi anni in centri come Casoria, Arzano, Marano, Afragola, Napoli ed Ercolano.
«È necessario abbandonare una logica basata esclusivamente sull’emergenza e investire in una vera cultura della prevenzione», sottolinea. «La discussione avviata nei mesi scorsi dal Comune di Torre del Greco sulla verifica degli edifici privati aveva sollevato molte polemiche. Sebbene quell’ordinanza sia stata successivamente ritirata per questioni formali, il tema resta aperto e centrale: prevenire non è un’opzione, ma una responsabilità collettiva».
Per Cerbone occorre dotarsi di strumenti operativi capaci di intercettare le situazioni più a rischio prima che degenerino. «Servono attività di monitoraggio diffuse, mappature preventive, classificazioni del rischio e controlli mirati. L’obiettivo non è generare preoccupazione tra i cittadini, ma acquisire una conoscenza più approfondita dello stato degli edifici», spiega. «Già attraverso verifiche visive e tecniche preliminari, eseguite da professionisti qualificati, sarebbe possibile individuare molte criticità e programmare gli approfondimenti necessari».
Nel suo intervento, Cerbone richiama inoltre la necessità di una collaborazione stabile tra istituzioni e professionisti del settore, coinvolgendo amministrazioni comunali, uffici tecnici, Protezione Civile e Ordini professionali.
«La tutela del patrimonio costruito deve trasformarsi in una politica pubblica permanente. Quando il degrado strutturale di un edificio può mettere in pericolo cittadini, strade o immobili confinanti, la questione non riguarda più soltanto il proprietario, ma l’intera collettività», evidenzia.
Il crollo di Ercolano, fortunatamente privo di conseguenze per le persone, viene quindi interpretato come un campanello d’allarme da non sottovalutare. «Non possiamo continuare a intervenire soltanto dopo che il danno si è verificato. Gli edifici stanno invecchiando e il tempo della prevenzione non può essere ulteriormente rimandato», conclude Cerbone.
Ciro Crescentini

