Approfondimento su Radio Amore 105.80 FM tra biblioteche insufficienti e librerie concentrate nel centro
A Napoli il diritto alla lettura per i bambini non è distribuito in modo uniforme. È una geografia culturale a due velocità: da un lato il centro storico e le aree collinari, dove libri, eventi e librerie sono relativamente accessibili; dall’altro le periferie, dove la presenza di presìdi culturali resta intermittente e spesso affidata a iniziative isolate.
Il sistema delle biblioteche pubbliche conta circa 13 strutture comunali attive, integrate da istituzioni storiche come la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III”. Tuttavia, la loro distribuzione territoriale resta sbilanciata: le aree periferiche, in particolare Napoli Est e Nord, risultano meno coperte. Le biblioteche offrono attività per le scuole e laboratori per bambini, ma non riescono a garantire una presenza continuativa nei quartieri più fragili.
Il panorama delle librerie conferma la stessa disuguaglianza. Le grandi catene sono poche e concentrate: circa due Feltrinelli, tra Piazza dei Martiri e area centrale, tre o quattro Mondadori Store e una libreria Ubik nel centro storico. Tutte dispongono di sezioni dedicate ai bambini e ragazzi, ma sempre all’interno di spazi generalisti: non esistono a Napoli catene librarie strutturate esclusivamente per l’infanzia.
Più articolato il mondo delle librerie indipendenti, ma anch’esso numericamente limitato. Si stima la presenza di circa 20–30 librerie indipendenti, quasi tutte concentrate nel centro storico, tra Port’Alba e San Biagio dei Librai, oppure nei quartieri medio-alti come Chiaia e Vomero. Realtà come Colonnese, Dante & Descartes, Tamu e Bellini rappresentano presìdi culturali importanti, ma raramente riescono a estendersi oltre il centro urbano.
Un segnale della trasformazione del settore è la chiusura della storica libreria Pironti di Piazza Dante, per decenni punto di riferimento dell’editoria cittadina. Un vuoto che non è solo commerciale, ma anche simbolico, nel progressivo arretramento delle librerie tradizionali.
Il dato più significativo riguarda la scarsità di librerie realmente specializzate per l’infanzia. Le poche realtà esistenti, come Bibi – Libreria dei Ragazzi e Il Mattoncino, sono concentrate in aree centrali o semi-centrali. La maggior parte dell’offerta per bambini è inserita dentro librerie generaliste, attraverso sezioni dedicate o attività periodiche. Il risultato è un sistema non strutturato, fortemente dipendente dall’iniziativa dei singoli operatori.
Il vero nodo critico è nelle periferie. In molti quartieri di Napoli Est e Nord, l’accesso ai libri non è garantito da una rete stabile di librerie o biblioteche, ma da progetti temporanei e interventi sociali. Qui la cultura non è infrastruttura, ma intervento.
In questo contesto operano realtà come la Cooperativa sociale Sepofà, attiva a San Giovanni a Teduccio, che utilizza la narrazione e la promozione editoriale come strumenti educativi nei contesti fragili. Il festival “Ricomincio dalle Storie”, spin-off della fiera del libro “Ricomincio dai Libri”, porta laboratori e attività di lettura nelle scuole e nei territori, cercando di intercettare bambini che restano ai margini dei circuiti culturali tradizionali. Analogamente, l’associazione “Gioco, Immagine e Parole”, attiva nella VI Municipalità, lavora da anni sulla trasformazione degli spazi urbani attraverso attività educative e creative rivolte all’infanzia.
Il tema della povertà educativa e dell’accesso alla lettura entra anche nel dibattito pubblico. Domani 26 maggio 2026, alle ore 16.00, su Radio Amore 105.80 FM, in diretta radio e web, andrà in onda la trasmissione “I libri e la cultura per i bambini di Napoli”, condotta da Sandro Fucito, con la partecipazione di rappresentanti del mondo culturale e sociale, tra cui Ciro Crescentini (Il Desk), Roberto Malfatti (Cooperativa Sepofà), Miriam Gison (Ricomincio dalle Storie) e Maria Rosaria Teatro (Gioco, Immagine e Parole – Catch the Moon).
Il quadro complessivo è quello di una città culturalmente vivace ma profondamente diseguale. Il centro storico e alcune aree collinari concentrano librerie, eventi e presìdi culturali, mentre le periferie restano affidate alla resilienza di cooperative e associazioni. In questo scenario, il libro non è ancora un diritto pienamente garantito: è ancora, troppo spesso, una questione di territorio.
La criticità non è l’assenza di iniziative, ma la loro frammentazione. Per trasformare la lettura in una vera infrastruttura culturale, Regione Campania e Comune di Napoli potrebbero intervenire in modo strutturale.
La Regione potrebbe attivare un piano regionale per la lettura 0–14, con obiettivi misurabili e non solo progettuali, rafforzare il finanziamento pluriennale delle biblioteche periferiche, costruire una rete stabile tra scuole e biblioteche e introdurre voucher libro per i minori dei quartieri fragili, spendibili anche nelle librerie indipendenti. Fondamentale sarebbe inoltre una mappatura ufficiale della povertà educativa culturale, per individuare con precisione i territori più scoperti.
Il Comune di Napoli, dal canto suo, potrebbe agire sulla prossimità: riaprire e rafforzare biblioteche di quartiere, estendere gli orari, creare presìdi mobili del libro (bibliobus, micro-biblioteche nei parchi e nelle scuole), e costruire accordi strutturati con le librerie indipendenti, riconoscendole come parte del sistema pubblico della cultura. Decisivo sarebbe anche un programma permanente di lettura nelle scuole e la trasformazione di spazi pubblici inutilizzati in luoghi stabili per la cultura dell’infanzia.
Ciro Crescentini

