Il leader russo parla della fine del conflitto, ma il Cremlino frena sull’estensione del cessate il fuoco
Vladimir Putin torna a parlare di una possibile conclusione del conflitto in Ucraina e, durante le celebrazioni del Giorno della Vittoria, lascia intravedere uno spiraglio diplomatico anche nei confronti dell’Unione Europea. Il leader del Cremlino ha dichiarato di ritenere che la guerra stia entrando nella sua fase finale, pur senza indicare tempistiche precise o sviluppi concreti sul piano negoziale.

Nel corso di una conferenza stampa, Vladimir Putin ha sottolineato che Mosca non avrebbe mai escluso il confronto con Bruxelles. Il presidente russo ha fatto riferimento alla disponibilità manifestata dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ad avviare contatti con la Russia, aggiungendo che il Cremlino sarebbe disposto a dialogare con qualsiasi rappresentante europeo che non abbia assunto posizioni apertamente ostili nei confronti di Mosca.
«Non abbiamo mai rifiutato il dialogo con l’Europa», ha dichiarato Putin, aggiungendo poi: «Come candidato al ruolo di negoziatore preferirei l’ex cancelliere tedesco Schroeder. In alternativa, scelgano pure una figura di cui abbiano fiducia».
Parallelamente, dal Cremlino arrivano segnali di prudenza sulla possibilità di prolungare il cessate il fuoco oltre l’11 maggio. Il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov ha definito premature le aspettative su un’estensione della tregua, ridimensionando l’ottimismo espresso dal presidente statunitense Donald Trump.
«Non è stato raggiunto alcun nuovo accordo. Trump lo auspica e sta lavorando in quella direzione, ma tutto dipende anche dalle altre parti coinvolte», ha spiegato Ushakov ai giornalisti.
Secondo il consigliere del Cremlino, il cessate il fuoco temporaneo sarebbe stato concordato dopo lunghe consultazioni telefoniche tra rappresentanti russi e americani. Anche il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha confermato che al momento non esistono discussioni ufficiali per prorogare la tregua oltre la data prevista.
Nel frattempo, sul terreno continuano le accuse reciproche tra Mosca e Kiev. Le autorità ucraine sostengono che le forze russe abbiano continuato gli attacchi nonostante il cessate il fuoco.
«Dall’inizio della giornata gli attacchi dell’aggressore hanno raggiunto quota 51», ha riferito lo stato maggiore ucraino. Di contro, il ministero della Difesa russo accusa Kiev di aver violato gli accordi attraverso raid con droni e colpi di artiglieria contro le postazioni russe.
«Le forze armate ucraine hanno effettuato attacchi con droni e artiglieria contro le nostre truppe nonostante la tregua annunciata», ha sostenuto Mosca.
Sul fronte umanitario resta però aperto il dossier relativo allo scambio di prigionieri di guerra. Russia e Ucraina stanno lavorando alle rispettive liste attraverso i canali diplomatici e tecnici già avviati nelle ultime settimane.
Yuri Ushakov ha spiegato che le agenzie competenti sono al lavoro per trovare un’intesa rapida: «Se le parti raggiungeranno un accordo attraverso i loro canali, lo scambio potrà iniziare in tempi relativamente brevi».
Il consigliere del Cremlino ha inoltre precisato che Mosca avrebbe già trasmesso le proprie liste alle autorità ucraine senza ricevere ancora una risposta ufficiale. Una posizione ribadita anche da Vladimir Putin, che ha concluso:
«Contiamo su una risposta della parte ucraina alla proposta avanzata dagli Stati Uniti. Finora, tuttavia, non abbiamo ancora ricevuto alcuna proposta concreta».
Ciro Crescentini
