Sei attivisti coinvolti. Solidarietà e denuncia: “Atto repressivo gravissimo contro il dissenso politico
All’alba di oggi 21 aprile si è consumata un’operazione di polizia che solleva interrogativi pesanti sul piano politico e giudiziario. Su disposizione del sostituto procuratore Maurizio De Marco, la Digos di Napoli ha eseguito perquisizioni domiciliari nei confronti di sei militanti comunisti appartenenti ai CARC: cinque nel capoluogo campano e uno a Firenze.
Tra i soggetti coinvolti figurano tre membri della Direzione Nazionale del P.Carc — Paolo Babini, Igor Papaleo e Marco Coppola, la dirigente politica Laura Baiano e un giovane militante minorenne.
Le ipotesi di reato riportate nel mandato di perquisizione sono estremamente gravi: si va dall’articolo 270 bis del codice penale — associazione con finalità di terrorismo ed eversione — fino agli articoli 110 e 414, relativi al concorso di persone e all’apologia di reato, con riferimento esplicito alle Brigate Rosse e alle Nuove Brigate Rosse. Un impianto accusatorio che, se confermato nei suoi presupposti, segnerebbe un salto significativo nell’utilizzo di strumenti repressivi nei confronti di militanti politici.
Secondo quanto emerso nelle ore successive alle perquisizioni, alcuni degli attivisti sono stati condotti in Questura per essere interrogati, in condizioni che vengono denunciate come fortemente intimidatorie, soprattutto nei confronti dei più giovani. Nel frattempo decine di militanti si sono radunati davanti alla Questura di Napoli, in via Medina, per esprimere solidarietà.
“Esprimiamo massima solidarietà a tutti i compagni dei CARC e massima solidarietà al nostro compagno. Contro la repressione, sempre” – viene evidenziato nei primi comunicati diffusi sui social.
La denuncia politica che accompagna i fatti è netta e senza mezzi termini. L’operazione si configura come una “montatura giudiziaria” costruita attraverso strumenti considerati da decenni controversi, come il 270 bis, affiancati a nuove forme di repressione legate alla comunicazione e alla propaganda.

“Con questa prima nota, oltre a diffondere la notizia delle perquisizioni, denunciamo il tentativo di colpire il P.Carc con un’evidente e provocatoria montatura giudiziaria che combina i vecchi arnesi delle procure forcaiole e anticomuniste (270 bis) con le moderne perversioni repressive tipo ‘reato della parola’ e propaganda terroristica a mezzo social.”
L’aspetto più delicato della vicenda riguarda proprio il confine tra attività politica, libertà di espressione e repressione giudiziaria. L’uso di accuse legate al terrorismo nei confronti di dirigenti e militanti di un’organizzazione politica rischia infatti di aprire un terreno scivoloso, in cui il dissenso radicale può essere assimilato a minaccia per l’ordine pubblico.

“Invitiamo le organizzazioni e i partiti del movimento comunista italiano, gli organismi operai e popolari, i movimenti e le reti sociali a prendere posizione pubblicamente contro questa manovra sporca: con le accuse di ‘terrorismo’ contro il P.Carc le autorità giudiziarie allargano il loro attacco contro tutto il fronte delle masse popolari e della lotta contro il governo Meloni“- sottolinea una nota dei Carc
L’operazione poliziesca di oggi 21 aprile 2026 è sostanzialmente un atto politico rilevante. La scelta di ricorrere a strumenti tipici della legislazione antiterrorismo nei confronti di militanti politici attivi nel conflitto sociale e politico rappresenta un segnale preoccupante.
In un contesto segnato da tensioni sociali e polarizzazione politica, episodi come questo rischiano di ridefinire il perimetro della legittimità del dissenso, ponendo una questione cruciale: dove finisce la libertà politica e dove inizia la repressione?
Da mesi una squadra di parlamentari di Fratelli d’Italia sta conducendo iniziative contro gli attivisti e i militanti dei Carc. Presentata addirittura un’interrogazione al ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, per chiedere provvedimenti contro l’organizzazione politica. L’obiettivo è chiaro: rafforzare la criminalizzazione dell’intero movimento popolare e alimentare la campagna mediatica su cui si regge la repressione poliziesca e giudiziaria.
Ciro Crescentini

