Incontro “Disarma per Cuba Libre!” al Palazzo Serra di Cassano. Luigi de Magistris: «Sanzioni e guerre strumenti di dominio contro i popoli».
Un momento di confronto e solidarietà internazionale si è svolto oggi a Napoli con l’iniziativa “Disarma per Cuba Libre!”, dedicata alla denuncia del blocco economico imposto dagli Stati Uniti contro Cuba da oltre sessant’anni. L’appuntamento si è tenuto nello storico Palazzo Serra di Cassano, sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, e ha riunito intellettuali, artisti e rappresentanti della società civile per discutere delle conseguenze dell’embargo e del contesto internazionale che coinvolge l’isola caraibica.

Al dibattito hanno partecipato la scrittrice Ginevra Bompiani, l’ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris, lo street artist Jorit Agoch, l’attore e intellettuale Moni Ovadia, la presidente della fondazione dedicata al giornalista Gianni Minà, Loredana Macchietti, la sociologa cubana Indira Pineda e Linda Santilli dell’associazione Disarma. L’iniziativa è stata introdotta da Sandro Fucito, che ha richiamato il ruolo dell’associazione come spazio politico e culturale impegnato contro la guerra, il pensiero unico dominante e per l’affermazione dei valori di uguaglianza e giustizia sociale.

Nel suo intervento, la sociologa cubana Indira Pineda ha illustrato le conseguenze concrete del blocco economico statunitense, che limita fortemente la possibilità per Cuba di commerciare liberamente e di accedere a beni essenziali. Nonostante queste difficoltà, ha sottolineato, il paese ha sviluppato un sistema sociale fondato su diritti universali che rappresenta una delle conquiste più significative della rivoluzione.
Indira Pineda ha ricordato come la sanità pubblica cubana garantisca assistenza gratuita a tutta la popolazione e come il sistema educativo, anch’esso pubblico e accessibile a tutti, consenta a ogni cittadino di studiare fino ai più alti livelli accademici. L’istruzione universitaria e il dottorato sono gratuiti e la formazione scientifica ha permesso la creazione di una vasta rete di medici e ricercatori. Questo modello ha reso possibile anche l’impegno internazionale della medicina cubana: migliaia di professionisti della salute partecipano a missioni di solidarietà in numerosi paesi del mondo, offrendo cure e assistenza nelle aree più povere o colpite da emergenze sanitarie.

La sociologa ha inoltre richiamato l’esperienza dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America, progetto di cooperazione regionale promosso da leader latinoamericani come Hugo Chávez, Evo Morales e Fidel Castro.
Secondo Indira Pineda, la situazione dell’isola resta oggi complessa anche a causa delle minacce di un ulteriore irrigidimento delle sanzioni da parte del presidente statunitense Donald Trump, che – ha sostenuto – potrebbe aggravare ulteriormente la crisi economica impedendo l’arrivo di petrolio e beni di prima necessità.

Lo street artist Jorit Agoch ha denunciato nel suo intervento la lunga serie di guerre e operazioni militari condotte dagli Stati Uniti in diverse aree del mondo, sottolineando come l’arte non debba piegarsi al potere dominante ma mantenere una funzione critica e indipendente.
La scrittrice Ginevra Bompiani ha invece riflettuto sul ruolo del linguaggio nei conflitti contemporanei. Le guerre, ha osservato, si combattono anche attraverso le parole e la costruzione delle narrazioni pubbliche. Per questo ha proposto un termine simbolico: “demercificare”, cioè sottrarre la vita sociale alla logica del profitto e al predominio del denaro.
Loredana Macchietti ha ricordato l’impegno giornalistico di Gianni Minà e il suo lavoro di approfondimento sull’America Latina, criticando le letture superficiali che giudicano Cuba esclusivamente attraverso parametri occidentali. Ha inoltre richiamato il lungo periodo di ostilità statunitense dopo la rivoluzione del 1959 e il metodo partecipativo che caratterizza alcuni processi legislativi dell’isola, come dimostrano le decine di migliaia di assemblee popolari organizzate per discutere il nuovo diritto di famiglia.

Molto applaudito l’intervento dell’ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che ha invitato a prendere posizione nei momenti storici più difficili. Secondo Luigi de Magistris, di fronte alle tensioni internazionali e alla crescita di nuove forme di autoritarismo è necessario schierarsi apertamente contro ciò che ha definito il “trumpismo”, un modello politico fondato su minacce, intimidazioni e logiche di dominio.
Nel suo discorso Luigi de Magistris ha denunciato il ricorso a forme di pressione economica e militare contro diversi paesi del mondo, citando in particolare le situazioni di Cuba, Iran, Venezuela e Palestina. Il blocco economico e le sanzioni internazionali, ha affermato, colpiscono direttamente i popoli e rappresentano strumenti di coercizione che mirano a piegare governi e società.

Luigi de Magistris ha inoltre criticato la recente legislazione sulla sicurezza promossa dal governo guidato da Giorgia Meloni, sostenendo che rischia di criminalizzare il dissenso e restringere gli spazi democratici. Tuttavia ha invitato a non cedere al pessimismo: le mobilitazioni dei giovani contro la guerra e contro il massacro del popolo palestinese, ha concluso, dimostrano che esiste ancora una forte domanda di giustizia, pace e diritti.
L’incontro napoletano si è concluso con un appello alla solidarietà internazionale e alla mobilitazione contro il blocco economico e le guerre, riaffermando la necessità di costruire un’alternativa fondata sulla cooperazione tra i popoli, sulla giustizia sociale e sulla pace.
Ciro Crescentini

