Demopolis e YouTrend confermano il sorpasso tra chi è certo di votare. Indecisi in calo, affluenza decisiva.
Il confronto sulla riforma Nordio entra nella fase decisiva e gli ultimi sondaggi indicano un dato politico chiaro: il fronte del No ha messo la freccia e, se si votasse oggi, sarebbe avanti.
A certificare il sorpasso è la rilevazione dell’istituto Demopolis guidato da Pietro Vento e presentata durante la trasmissione Otto e mezzo. Su un campione di duemila intervistati, il 41% dichiara di voler votare No, mentre il 40% si esprime per il Sì. Gli indecisi sono ancora il 19%, ma il dato più significativo emerge ricalcolando le percentuali al netto di chi non ha ancora scelto: il No sale al 51%, il Sì si ferma al 49%.

Il trend è altrettanto indicativo. Rispetto alla rilevazione del 30 gennaio, la quota di indecisi è diminuita di sette punti. Di questi, sei sono confluiti nel No e solo uno nel Sì. Un flusso che segnala una dinamica precisa: chi approfondisce il contenuto della riforma tende, in misura crescente, a schierarsi contro.
Tra i sostenitori del Sì, l’argomento più citato è la volontà di limitare il correntismo e la politicizzazione del Csm (81%). Decisamente meno rilevante, invece, il sostegno alla linea del governo guidato da Giorgia Meloni, indicato solo dal 44%. Un dato che suggerisce come il referendum venga percepito più come una questione tecnica e istituzionale che come un voto politico di fiducia all’esecutivo.
Anche il sondaggio realizzato da YouTrend per SkyTg24, su un campione di 813 persone, conferma l’equilibrio ma con un vantaggio del No nello scenario più restrittivo. L’istituto diretto da Lorenzo Pregliasco ipotizza due livelli di affluenza.
Nel primo scenario, che considera solo chi è “sicuro” di andare a votare (affluenza stimata al 48%), il No raggiunge il 51,5%, in crescita rispetto alla settimana precedente. È il dato politicamente più significativo, perché fotografa l’orientamento dell’elettorato più motivato e determinato a recarsi alle urne.

Nel secondo scenario, che include anche chi dice che “probabilmente” voterà (affluenza al 59,6%), il Sì resta avanti con il 51%, ma il No accorcia fino al 49%, guadagnando 1,6 punti in pochi giorni. Anche qui la distanza è minima e la tendenza appare favorevole ai contrari.
Margine ridottissimo anche nella rilevazione di Eumetra diffusa durante Piazzapulita: 50,4% per il Sì contro 49,6% per il No. Una forbice che rientra pienamente nell’errore statistico.
Nel complesso, i dati convergono su un punto: la riforma divide profondamente l’elettorato e, con l’avvicinarsi del voto del 22 e 23 marzo, il fronte del No appare in crescita. La riduzione degli indecisi e il consolidamento del vantaggio tra chi è certo di votare indicano una partita ancora aperta, ma con un vento che, al momento, soffia dalla parte dei contrari.
Alma
