La relatrice ONU respinge l’accusa di antisemitismo: “Video manipolato, non ho mai definito Israele nemico dell’umanità”
La relatrice ONU Francesca Albanese respinge le accuse e rilancia: chiede pubblicamente le scuse del ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot dopo che quest’ultimo ne ha sollecitato le dimissioni dal ruolo di relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi. Al centro della polemica vi sono presunte dichiarazioni attribuite ad Albanese durante un forum organizzato da Al Jazeera. Dichiarazioni che, secondo la relatrice, non troverebbero alcun riscontro nel video integrale del suo intervento.
La vicenda si inserisce in un clima politico già fortemente polarizzato sul conflitto israelo-palestinese e sul ruolo delle istituzioni internazionali. Barrot avrebbe accusato Albanese di antisemitismo, sostenendo che la relatrice avrebbe definito Israele “un nemico dell’umanità”. Un’espressione che Albanese nega di aver mai pronunciato.
La replica è arrivata pubblicamente da Milano, dal cinema Anteo, al termine della proiezione del documentario Disunited Nations. Collegata in streaming insieme all’eurodeputata Cecilia Strada, Albanese ha ricostruito la propria versione dei fatti, parlando di un video manipolato e di una campagna mirata a screditarla. Anche il Fatto Quotidiano, secondo quanto riferito durante l’incontro, avrebbe verificato l’assenza della frase contestata nel filmato completo dell’evento.
Secondo la relatrice Onu, la polemica nascerebbe dalla diffusione di un estratto alterato del suo intervento. Un episodio che, a suo dire, rappresenterebbe un caso emblematico di disinformazione in una fase storica segnata da tensioni crescenti e accuse reciproche.
«Mi aspetto che il ministro si scusi perché ha detto una cosa sbagliata. Se non lo farà è malafede», ha dichiarato Albanese davanti al pubblico milanese. La relatrice ha parlato di «un’organizzazione il cui compito è quello di difendere l’apartheid israeliana» che avrebbe fatto circolare «un video manomesso, poi corretto».
«Non posso credere che il ministro degli Affari Esteri abbia visto quello invece della mia risposta», ha aggiunto, sottolineando come l’accusa di antisemitismo e la richiesta di dimissioni si fonderebbero su una frase mai pronunciata. «Mi ha accusato di antisemitismo e ha chiesto le mie dimissioni per aver detto una cosa che non ho detto, cioè che Israele è un nemico dell’umanità. È una roba folle», ha affermato con fermezza.
Nel suo intervento, Albanese ha poi allargato lo sguardo al contesto generale, denunciando una distorsione del dibattito pubblico. «Siamo in una fase in cui la menzogna è verità e la verità menzogna», ha concluso, evocando un clima in cui – a suo dire – le ricostruzioni parziali rischiano di prevalere sui fatti documentati.
Subito dopo è intervenuta da Bruxelles l’europarlamentare Cecilia Strada, che ha espresso pieno sostegno alla relatrice Onu. «Sono molto stanca di questa ricorrente, strumentale e falsa accusa di antisemitismo che ci viene rivolta, e non solo da destra», ha dichiarato.
Per Strada, il nodo centrale riguarda la difesa del diritto internazionale e dei principi fondativi dell’Unione europea. «Quando facciamo una cosa molto semplice: proteggere il diritto internazionale e i valori e le cose in cui crediamo, e per quanto mi riguarda anche un po’ la dignità di questa casa europea», ha aggiunto, rivendicando la legittimità di una posizione critica verso le politiche del governo israeliano senza che ciò venga automaticamente assimilato ad antisemitismo.
La vicenda resta aperta sul piano politico e diplomatico, in un quadro internazionale già segnato da forti contrapposizioni e da una crescente attenzione sul linguaggio e sulle responsabilità pubbliche nel dibattito sul conflitto mediorientale.
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