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Regionali 2025, boom di astensionismo: quasi metà degli elettori resta a casa

Redazione by Redazione
24 Novembre 2025
in Campania, In Primo Piano
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Successo netto di Decaro, Fico e Stefani, ma il non-voto supera i consensi dei vincitori

L’Italia scopre ancora una volta di avere un problema profondo con la partecipazione democratica. La nuova tornata di elezioni regionali in Veneto, Puglia e Campania registra risultati chiari e netti: Alberto Stefani, Antonio Decaro e Roberto Fico conquistano le rispettive presidenze con ampio margine. Ma mentre le vittorie sembrano consolidate, il vero dato che pesa sulla democrazia è un altro: alle urne si è presentato meno della metà degli aventi diritto, un crollo che mette in luce una partecipazione sempre più debole e una distanza crescente tra cittadini e istituzioni.

Il Veneto crolla dal 61 per cento del 2020 all’attuale 44,6 per cento, una forbice che restituisce la fotografia di un elettorato che si allontana rapidamente dalla politica. Le province mostrano un divario significativo, con Belluno che scende fino al 35 per cento, Padova che si ferma sotto il 50 e tutte le altre che restano ben lontane dai livelli di cinque anni fa. È un’astensione che risulta più alta non solo rispetto alle regionali ma anche rispetto alle Politiche del 2022 e alle Europee del 2024, segno di un trend consolidato.

La Puglia fa addirittura peggio, fermandosi al 41,83 per cento, oltre quattordici punti in meno rispetto al 2020. Nessuna provincia supera il 50 per cento: la più partecipativa è Lecce, ma resta comunque attorno al 44. Foggia si conferma la più distante dai seggi e Taranto, tra i capoluoghi, non raggiunge neppure il 34 per cento. Anche qui la discesa appare uniforme e non spiegabile con episodi locali: è un calo verticale della fiducia complessiva nel sistema.

In Campania l’affluenza si ferma al 44,06 per cento, undici punti in meno rispetto alla tornata precedente. Il dato più allarmante arriva da Napoli, dove non ha votato nemmeno il 40 per cento degli aventi diritto, in una città che pesa quasi un terzo del corpo elettorale regionale. L’unica eccezione positiva è Avellino, che supera la soglia simbolica del 50 per cento, ma resta un segnale isolato in un quadro complessivo segnato dalla diserzione.

In un contesto di partecipazione così bassa arrivano però risultati elettorali netti. In Veneto Alberto Stefani vince con oltre il 65 per cento dei voti, forte anche dell’effetto Zaia che continua a pesare sul territorio. In Puglia Antonio Decaro conquista un’affermazione larghissima che sfiora il plebiscito, confermando la sua forza personale e raddoppiando i consensi del candidato del centrodestra. In Campania Roberto Fico incassa un successo superiore al 60 per cento, grazie alla compattezza del campo largo e alla mobilitazione organizzata nei territori più fedeli al centrosinistra.

Sono vittorie nette, ma inevitabilmente condizionate da un elemento che rischia di oscurarle: la maggioranza dei cittadini non ha votato. E così il discorso politico nazionale si sposta immediatamente sulla tenuta del sistema. Nel centrosinistra c’è chi vede nell’astensione anche un’occasione, perché il successo del fronte unito in Puglia e Campania riapre il dibattito sulle politiche nazionali. Nel centrodestra si apre invece il fronte della riforma elettorale, invocata da Fratelli d’Italia come strumento di stabilità e contestata dalle opposizioni che accusano la maggioranza di voler correre ai ripari davanti a un possibile ritorno competitivo dell’alleanza progressista.

Al di là dei calcoli e delle interpretazioni, la fotografia è impietosa: le urne si svuotano mentre la politica si polarizza. Il tema non è più solo chi vince, ma quanti scelgono di non partecipare. E se il cuore della democrazia è la partecipazione, il dato di queste regionali segnala che il cuore batte sempre più lentamente.

Muscarà: «Fico in Regione come Manfredi a Napoli scelti da pochi. Oltre 3 milioni di cittadini non votano più: democrazia in crisi»

«La gente non crede più nella democrazia, e questo non riguarda solo la Campania ma tutto il Paese». La consigliera regionale indipendente uscente Marì Muscarà interviene dopo il voto, evidenziando il dato più grave: oltre 3 milioni di cittadini non hanno votato. «Ogni giorno incontro persone sfiduciate, convinte che la politica non serva più. I numeri lo dimostrano: Fico e Manfredi sono stati scelti da una minoranza reale degli elettori. Il campo largo è crollato rispetto al 2020, quando De Luca sfiorò il 72%. Oggi una parte enorme di voti è finita nel non-voto, non nelle altre coalizioni».

Muscarà sottolinea anche la forza dell’area civica: «Movimenti come Sud Protagonista hanno mostrato che esiste uno spazio politico diverso, radicato sul territorio, capace di rompere gli schemi». Ora lo sguardo va alle prossime amministrative: «Si apra subito il cantiere per le comunali di Napoli. La città non può continuare a essere governata da chi ha già dimostrato limiti evidenti. Serve un’alleanza nuova tra competenze, territori e mondo civico, perché senza fiducia la democrazia si svuota. E oggi quella fiducia è al minimo storico».

Ciro Crescentini

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🕐 Aggiornato il: 24/11/2025 alle 23:02

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