Migliaia di lavoratori costretti a finte collaborazioni per evitare contratti regolari
Cresce in Italia il fenomeno delle false partite IVA, una forma di sfruttamento sempre più diffusa e sofisticata, che colpisce lavoratori giovani, stranieri e freelance costretti a operare formalmente come autonomi, ma nei fatti trattati come dipendenti senza tutele.
Solo nei primi quattro mesi del 2025, l’Agenzia delle Entrate ha scoperto oltre 2.000 partite IVA fittizie, con un recupero fiscale che supera i 2,5 miliardi di euro. In Piemonte, l’operazione “Crediti Fantasma” ha bloccato oltre 362 milioni di euro legati a crediti edilizi gonfiati tramite imprese create ad hoc e senza reale operatività. In Abruzzo, invece, 63 partite IVA su 74 controllate sono risultate totalmente false, usate per frodi fiscali e ottenimento indebito di benefici statali.
Il meccanismo è semplice e insidioso: il lavoratore, spesso giovane o straniero, viene spinto ad aprire una partita IVA per poter “collaborare” con un’azienda. Ma nella realtà, lavora con orari fissi, sotto la direzione di un capo, per un solo committente, e senza i diritti previsti per i dipendenti: niente ferie, niente malattia, niente disoccupazione.
A pagarne il prezzo non sono solo i lavoratori sfruttati. L’intero sistema ne risente: l’erario perde risorse, le aziende corrette subiscono concorrenza sleale, e il mondo del lavoro diventa sempre più precario.
Andrebbe introdotta una normativa sul lavoro autonomo, per rendere più semplice il riconoscimento del lavoro subordinato nei casi di abuso, attivate più ispezioni e tutele immediate per chi denuncia.
Lavorare da finti autonomi non è libertà: è un nuovo modo di essere sfruttati. E oggi più che mai, è il momento di parlarne apertamente.
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