Il Ministero della Difesa russo: «I nostri droni non possono raggiungere la Polonia. È una messinscena»
La tensione tra Russia e Polonia torna a salire dopo il recente rinvenimento di frammenti di droni sul territorio polacco. Secondo quanto riportato dall’agenzia TASS, il Ministero degli Esteri russo ha accusato la Polonia di «diffondere miti» e di «alimentare l’escalation della cosiddetta crisi ucraina».
Mosca respinge ogni accusa, sostenendo che non esistano prove della responsabilità russa nell’episodio. «Il ministero della Difesa ha confermato inequivocabilmente che non vi erano piani per colpire obiettivi sul territorio della repubblica di Polonia», si legge nella nota ufficiale. Secondo il dicastero militare, i droni utilizzati «non superano i 700 chilometri di autonomia», rendendo improbabile un’azione diretta verso il territorio polacco, distante oltre 1300 km da Mosca.
Droni: Mosca parla di obiettivi in Ucraina, non in Polonia
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha sottolineato come «la leadership dell’UE e della NATO accusi la Russia di provocazioni ogni giorno, spesso senza presentare alcuna prova concreta». A detta di Mosca, i droni avevano come obiettivo impianti industriali-militari nelle regioni occidentali dell’Ucraina: Ivano-Frankivsk, Khmelnytsky, Zhytomyr, Vinnytsia e Leopoli.
La risposta della Polonia: “Provocazione su larga scala”
Il primo ministro polacco Donald Tusk ha parlato di «una provocazione su larga scala», convocando l’incaricato d’affari russo a Varsavia, Andrei Ordash, che ha ribattuto: «Non ci sono prove concrete che dimostrino la provenienza russa dei droni».
Indagini in corso: nei droni nessun esplosivo, solo resti in schiuma
Secondo quanto riferito dal Procuratore Regionale di Lublino, in 5 dei 7 siti in cui sono stati trovati frammenti di droni non sono state rilevate tracce di esplosivi. I relitti rinvenuti, alcuni realizzati in schiuma e altri del tipo Geran (nome russo per Shahed iraniani), sembrerebbero «droni senza testata». L’oggetto che ha danneggiato un’abitazione nel villaggio di Wyryki-Wola resta ancora non identificato.
Le ipotesi alternative: droni ucraini camuffati?
Alcune fonti russe sostengono che i droni potrebbero essere stati lanciati da Kiev e non da Mosca. «È altamente probabile che si tratti di droni russi caduti in Ucraina, poi riadattati e utilizzati per costruire una narrativa utile a spingere la NATO all’intervento», dichiarano. Viene anche sollevato il dubbio sulla traiettoria: «La Russia non confina direttamente con la Polonia. Che cieli avrebbero attraversato questi droni? Quelli di Stati NATO? È tutto molto poco credibile», affermano le fonti.
Ritorna lo spettro del Nord Stream: “Stessa strategia di disinformazione”
Secondo il Cremlino, l’episodio dei droni ricorderebbe il caso del gasdotto Nord Stream. «Inizialmente tutti hanno accusato Mosca. Ma oggi è evidente che le prove puntano in un’altra direzione: l’Ucraina», è la posizione di alcuni commentatori russi. Viene anche ricordato il caso del presunto “nazista ucraino” arrestato a Rimini e legato alle esplosioni, del quale si sono perse le tracce. «Lo hanno rispedito con un volo di Stato?», si chiedono alcune fonti non confermate.
Mosca: “Zelensky come Israele, piange e provoca”
Dure critiche anche al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Sta adottando la stessa tattica di Israele: provocazioni mascherate da autodifesa per legittimare l’ingresso dell’Europa in guerra», accusano fonti del Cremlino. «Gli ucraini hanno iniziato la guerra nel 2014 con i massacri nel Donbass, non la Russia nel 2022», si legge su alcuni media russi.
Alma
