Danno da 236mila euro. E ora scoppia la polemica su una nomina proposta da Lanzetta a Caserta
La Procura della Repubblica di Napoli ha aperto un’indagine su una truffa ai danni della Cassa Edile di Napoli, per un ammontare complessivo di oltre 236 mila euro. L’inchiesta, affidata alla Guardia di Finanza, ha portato alla luce un sistema attraverso cui 180 lavoratori avrebbero incassato indebitamente premi assistenziali, presentando documenti falsi.
Le prestazioni ottenute riguardano premi di natalità e di laurea, riservati ai lavoratori che ne abbiano realmente diritto. Invece, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero stati utilizzati certificati anagrafici, codici fiscali, attestati di laurea e certificati medici falsi, spesso intestati a soggetti inesistenti o ottenuti con generalità inventate. I titoli di studio contraffatti riportavano nomi di atenei riconosciuti come Federico II, Parthenope, Pegaso e Vanvitelli.
A far emergere la truffa è stata la segnalazione di un operaio a un dirigente della Fillea CGIL, che ha dato il via a controlli incrociati tra università, comuni ed enti, svolti con rigore e impegno da tre dipendenti dello “sportello operai” della Cassa Edile: Stella Vetrano, Anna Rodriguez e Cristina Scognamiglio. Il loro lavoro è stato determinante per svelare il meccanismo truffaldino.

Le lettere di “sensibilizzazione” alle impiegate che hanno scoperto la truffa
Nonostante il ruolo centrale avuto nella scoperta del raggiro, le tre impiegate hanno ricevuto una “lettera di sensibilizzazione”: un atto che, secondo fonti interne, suonerebbe come una forma di contestazione disciplinare non ufficiale.
La lettera è stata firmata dal direttore uscente Mattia D’Acunto, ma su disposizione del presidente Rudy Girardi e del vicepresidente Valerio Medici, rappresentanti della governance della Cassa. Anche lo stesso D’Acunto ha ricevuto la “lettera di sensibilizzazione”( nota firmata dal presidente e dal vice presidente).
Tuttavia, secondo le procedure interne, entrambe le lettere – sia quella indirizzata alle impiegate, sia quella inviata allo stesso D’Acunto – avrebbero dovuto essere firmate direttamente dal presidente e dal vicepresidente. Altra anomalia.

A sollevare perplessità è anche un’altra questione centrale: perché colpire chi ha contribuito a far emergere una truffa di questa portata, invece di denunciare apertamente e ufficialmente gli operatori della nota organizzazione sindacale ritenuti ideatori e facilitatori del sistema fraudolento? Un interrogativo che alimenta ulteriormente il clima di tensione e incertezza all’interno dell’ente.
Il ruolo di Feneal Uil: silenzi, accordi e critiche
Particolarmente controverso il comportamento del vicepresidente della Cassa, Valerio Medici, rappresentante della Feneal Uil, che – secondo fonti sindacali – avrebbe concordato l’invio delle lettere con il segretario generale della Feneal Uil, Andrea Lanzetta, senza proporre alcuna misura concreta per evitare il ripetersi di truffe simili.

Lo stesso Andrea Lanzetta, segretario generale della Feneal Uil, sarebbe finito al centro delle critiche per l’atteggiamento considerato strumentale e orientato ad attaccare sistematicamente il direttore uscente D’Acunto, più che a tutelare la legalità e il buon funzionamento dell’ente.
In questo contesto, restano ancora da chiarire alcuni aspetti oscuri, come il presunto scandalo legato alle dilazioni contributive e ai DURC agevolati concessi ad alcune imprese privilegiate. Un sistema che avrebbe favorito specifici soggetti, aggirando regole e controlli.
Emblematiche, in tal senso, le improvvise dimissioni di Carmine Parlato dalla Cassa Edile di Napoli, figura di spicco che ricopriva anche il ruolo di rappresentante sindacale aziendale della Feneal Uil di Napoli. Parlato era proprio addetto all’ufficio che si occupava delle dilazioni. Una vicenda che non può essere chiusa a tarallucci e vino: servono verifiche approfondite e controlli accurati per fare piena luce anche su questo fronte.
Clima teso nella Cassa Edile: proteste e indignazione
Le lettere inviate alle tre lavoratrici e al direttore uscente hanno provocato indignazione tra i lavoratori. In molti ritengono che queste iniziative puniscano chi ha contribuito a far emergere uno scandalo gravissimo, anziché valorizzare il lavoro di chi ha agito con correttezza e spirito di servizio.
La vicenda solleva interrogativi inquietanti sul funzionamento interno dell’ente, finanziato con i contributi dei lavoratori e delle imprese, e sul ruolo giocato da alcune figure sindacali in un sistema che, invece di difendere i diritti, sembra essersi trasformato in un bancomat per pochi, a danno di tutti.
Formedil Napoli: nuovo direttore, ma Lanzetta propone la cugina per la guida del Formedil Caserta
Lunedì 8 settembre si insedierà presso il Formedil Napoli, ente bilaterale per la formazione professionale e la sicurezza sul lavoro, il nuovo direttore Francesco De Falco, in sostituzione di Mattia D’Acunto, che ha ricoperto anche questo incarico in passato.
La nomina di De Falco, sostenuta dall’Associazione dei Costruttori, dalla Filca Cisl e dalla Fillea Cgil, è stata però osteggiata dalla Feneal Uil, generando nuove tensioni. Fino a poche settimane fa, De Falco era direttore del Formedil di Caserta. Con il suo spostamento a Napoli, si è ora aperta la partita per la sua sostituzione a Caserta.
In questo contesto, Andrea Lanzetta, segretario generale della Feneal Uil Campania, stando ad alcune indiscrezioni, avrebbe avanzato la candidatura a nuovo direttore del Formedil Caserta di Maria Rita Lucido, sua cugina di primo grado, attualmente coordinatrice alla formazione professionale presso il Formedil di Napoli.
Una proposta che non sarebbe stata minimamente presa in considerazione né dall’Associazione dei Costruttori, né dall’Unione degli Industriali, né dalle sigle sindacali Filca Cisl e Fillea Cgil di Caserta.
Ancora una volta emergono i problemi del familismo, dei conflitti d’interesse e delle nomine imbarazzanti all’interno di enti che dovrebbero promuovere merito, trasparenza e competenza. Comportamenti senza ritegno, che minano la credibilità del sistema bilaterale e alimentano sfiducia tra i lavoratori.
Merito, competenze e dignità: parole vuote?
L’intera vicenda – dalla truffa ai premi assistenziali, fino alle nomine opache e alle lettere punitive – solleva una domanda scomoda: che valore hanno oggi il merito e le competenze all’interno degli enti bilaterali?
Quando chi denuncia gli illeciti viene isolato e chi favorisce i familiari ambisce a ruoli di potere, si rischia di trasformare organismi nati per tutelare i lavoratori in fortini di clientele e privilegi personali.
Il diritto alla formazione, alla trasparenza, alla legalità non può essere subordinato alla parentela o alla convenienza politica. Serve un cambiamento reale, che rimetta al centro le persone capaci, oneste, competenti. Perché senza questo, ogni ente – anche il più nobile – si svuota di senso e perde la propria ragion d’essere.
Red

