Mosca replica alla convocazione dell’ambasciatore. Barbera: “Il Quirinale alimenta la logica di guerra”
Si inasprisce il clima diplomatico tra Roma e Mosca. Il 30 luglio, l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Alexey Paramonov, è stato convocato al Ministero degli Affari Esteri italiano a seguito della pubblicazione, da parte del Ministero degli Esteri russo, di una sezione web dedicata a «esempi di linguaggio che incita all’odio nei confronti della Russia e di affermazioni russofobiche rilasciate da politici ed esponenti di Paesi esteri», tra cui anche alcune dichiarazioni di esponenti italiani.
In risposta, l’Ambasciata della Federazione Russa in Italia ha diffuso un comunicato dai toni duri, in cui si esprime «stupore» per la reazione italiana, giudicata eccessiva e sproporzionata. «Suscita stupore che in Italia abbiano reagito così duramente all’apertura, sul sito web del Ministero degli Esteri russo, di una nuova sezione denominata “Esempi di linguaggio che incita all’odio nei confronti della Russia e di affermazioni russofobiche rilasciate da politici ed esponenti di Paesi esteri”», si legge nella nota.
Secondo la rappresentanza diplomatica russa, si tratta di materiale già noto e che non contiene elementi nuovi. «Sostanzialmente, in quei contenuti, non c’è nulla di nuovo. I politici italiani menzionati in quella sezione del sito web si sono effettivamente distinti per una serie di affermazioni inappropriate e antidiplomatiche nei confronti della Russia», prosegue il comunicato.
Mosca accusa poi apertamente alcuni rappresentanti politici italiani di aver alimentato un clima di ostilità nei confronti della Russia, aggiungendo che «queste sortite, che, per di più, mettono in cattiva luce taluni Signori, a prescindere dalle alte cariche che costoro ricoprono, hanno di fatto, già tempo fa, sollevato un’ondata di sdegno anche in Italia».
Il comunicato attacca anche direttamente la stampa italiana, con particolare riferimento al quotidiano La Repubblica: «Non sorprende affatto che, ancora una volta, sia stata proprio la testata romana “La Repubblica” a scatenare contro la Russia una nuova campagna mediatica». Secondo l’Ambasciata, la giornalista corrispondente da Mosca avrebbe «tributato all’ordinaria attività del Ministero degli Esteri russo – noto per la lunga memoria e la capacità di tener conto di ogni dettaglio, comprese le dichiarazioni e le azioni di leader occidentali nei confronti della Russia – un particolare sensazionalismo anti-italiano».
Con sarcasmo, si conclude: «Viene proprio voglia di consigliare ai nostri interlocutori italiani di evitare la leggere al mattino gli articoli di una giornalista così imparziale». E ancora, con un proverbio russo: «Non prendertela con lo specchio se il viso è brutto», per indicare che il problema non starebbe nella pubblicazione russa, ma nei contenuti delle dichiarazioni riportate. Infine, si sottolinea che «sebbene, persino un dialogo su argomenti marginali e polemici sia preferibile al silenzio», la convocazione dell’Ambasciatore russo sarebbe stata un passo eccessivo da parte italiana.
Sul fronte interno, le tensioni si intrecciano con le polemiche sollevate da alcune dichiarazioni del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante un recente intervento in materia di politica internazionale e sicurezza. A intervenire è Giovanni Barbera, membro della Direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, che attacca duramente il Capo dello Stato.
«Le dichiarazioni del Presidente della Repubblica rappresentano un grave scivolamento verso una narrazione bellicista che nulla ha a che fare con il ruolo costituzionale del Capo dello Stato», afferma Barbera. E continua: «Invece di promuovere soluzioni diplomatiche e una posizione autonoma dell’Italia nei contesti internazionali, Mattarella sceglie di rafforzare la logica dei blocchi contrapposti, contribuendo ad alimentare il clima di guerra permanente e di mobilitazione militare».
Barbera critica anche la retorica delle «nuove posture strategiche» e delle «minacce globali», definendola funzionale a un sistema militare-centrico. «Parlare oggi di “nuove posture strategiche” e di “minacce globali” senza mai mettere in discussione l’espansione dell’apparato militare e l’asservimento dell’Unione Europea agli interessi delle grandi potenze, significa rinunciare al ruolo di garanzia e neutralità che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica», denuncia.
Richiamando l’articolo 11 della Costituzione italiana, che «ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali», Barbera sottolinea che non si tratta di «un ornamento retorico: è un vincolo preciso per tutte le istituzioni della Repubblica».
«Denunciamo l’uso politico della Presidenza come cassa di risonanza delle politiche di riarmo» – conclude Barbera – «e chiediamo che le massime cariche dello Stato rispettino il dettato costituzionale, anziché legittimare un sistema fondato sul confronto militare, sulla paura costruita e sull’escalation bellica come orizzonte inevitabile. L’Italia deve tornare a essere voce attiva per il disarmo e per la pace, non parte integrante di un sistema di guerra globale».
In questo scenario già fortemente polarizzato, desta preoccupazione il ruolo di alcuni media che, anziché promuovere un’informazione indipendente, sembrano sostenere una narrativa di scontro e riarmo. Alcuni giornali — i cui editori detengono partecipazioni o interessi diretti nell’industria bellica — hanno tutto da guadagnare dal mantenimento di un clima di tensione internazionale, che alimenta la corsa agli armamenti e legittima politiche di militarizzazione permanente.
Proprio in questa fase delicata, la stampa dovrebbe invece agire con responsabilità e autonomia, sollecitando il ritorno alla diplomazia e contribuendo alla costruzione di spazi pubblici per il negoziato e la pace. Alimentare il conflitto serve a chi produce armi, non a chi cerca un futuro sostenibile e sicuro per i cittadini europei.
Ciro Crescentini
